InSight è atterrata su Marte

Ieri sera alle 20:53 la sonda InSight è atterrata, pare senza problemi e con un minuto di anticipo, sulla superficie di Marte, in prossimità della zona equatoriale del pianeta rosso. La località dell’ammartaggio è una pianura all’interno della Elysium Planitia, scelta sia per ridurre al minimo i rischi di un atterraggio complicato dalla conformazione del suolo, sia perché è luogo ideale per alimentare i pannelli fotovoltaici della sonda. Si tratta di una zona vulcanica del diametro di circa 3000 km, quindi molto interessante dal punto di vista geologico, ma non solo: una foto scattata nel 2005 dalla sonda Mars Express, dell’Agenzia Spaziale Europea, lascerebbe pensare che in zona ci siano grandi quantità di ghiaccio. Insomma InSight pare essere arrivata nel posto giusto.

L’atterraggio su Marte è molto complesso dato che, a causa dell’enorme distanza di 140.000.000 di km, le informazioni ci arrivano con uno scarto di quasi 8 minuti e ciò rende impossibile manovrare in alcun modo la sonda dalla Terra. Per questo delle undici missioni tentate sul pianeta rosso ben 4 sono fallite. Quelli della NASA, un po’ melodrammaticamente, hanno ribattezzato come i “7 minuti di terrore” i pochi minuti che separavano il primo contatto con l’atmosfera marziana dall’atterraggio vero e proprio: i sistemi automatici avrebbero dovuto funzionare tutti alla perfezione e ci sarebbe voluta pure un po’ di fortuna.

Come si suol dire in questi casi: missione compiuta. Pare che tutto sia andato bene. Dal sito della NASA sappiamo che dopo l’ammartaggio la sonda InSight ha iniziato il suo lavoro e i pannelli solari si sono aperti regolarmente per cui gli strumenti sono alimentati. Le finalità della sonda sono diverse, quelle principali sono due: innanzitutto di rilevare l’eventuale attività sismica del pianeta grazie ad un sismografo estremamente sofisticato prodotto in Francia. Secondo obbiettivo è di rilevare e misurare il flusso termico che proviene dal centro del pianeta, da cui si potranno dedurre le dimensioni del nucleo e se esso sia solido o liquido (come pare probabile), grazie ad un sensore che verrà posto a cinque metri di profondità.

 

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Francesco Corrado