Indipendence Day? Catalogna al bivio

Questa sera nascerà la Repubblica di Catalogna? Questa sera alle 18:00, nel corso della riunione plenaria del parlamento catalano, Carles Puigdemont, come presidente della Generalitat, dichiarerà l’indipendenza della Catalogna? Anche se la decisione rasenta la follia più pura, sembrerebbe di si, ma sembrerebbe e basta. Negli ultimi giorni, dubbi crescenti, sia nel popolo che tra i dirigenti indipendentisti, stanno facendo breccia almeno nelle certezze dei meno estremisti. Le ultime notizie dicono che Puigdemont si presenterà davanti al parlamento catalano coi risultati del “referendum” e che chiederà ai presenti di prenderne atto e di andare avanti, anche se si inizia a vociferare che si opterà per un rinvio di 6 mesi.

Le cose si stanno mettendo proprio male per i nazionalisti catalani. Puigdemont è stato abbondantemente “minacciato” da Madrid: se farà fare il salto nel vuoto alla Catalogna verrà processato per reati contro la personalità dello stato essendo a pieno titolo un sedizioso. Insomma Puigdemont, con i suoi, ha davanti a sè una linea, sorpassata la quale un politico nei suoi atti non ci mette più la faccia, ma il culo. Lo stesso che si è giocato Josè Lluis Trapero, il capo dei Mossos d’Esquadra, che il giorno del referendum ha disobbedito agli ordini legittimi e legali della magistratura ed ora rischia una condanna pesante.

A nostro avviso, dato che tutte le argomentazioni degli indipendentisti sono un intruglio di balle e sciocchezze e che i loro dirigenti ne sono pienamente consapevoli, ci sembra davvero strano che arrivino fino in fondo, anche se alla follia umana in effetti sembra non esserci limite. Tutti gli indicatori economici ci dicono che una Catalogna indipendente avrebbe vita durissima per anni, prima di poter tornare al livello di vita attuale. Se a questo aggiungiamo i costi per la costruzione di un apparato statale, allora i sacrifici che i cittadini dovranno soffrire saranno molto differenti dal semplice “vutarem“, gli toccherà lavorare e di brutto pure, altro che votare. Il fatto è che nella propaganda nazionalista catalana, l’indipendenza, o come la chiamano loro la disconnessione, viene vista come un futuro roseo nell’immediato e un paradiso terrestre a più lungo termine. Le parole della presidentessa del parlamento catalano, che in comizio dice che una volta indipendenti daranno vita alla più grande rete di relazioni internazionali di tutti i tempi, fa del resto capire che l’impresa di trasformarsi in stato-nazione sarà messo nelle mani di gente che vive nella confusione più piena o prende in giro i concittadini. Gli indipendentisti non si aspettano di dover fare sacrifici per qualche decennio, ma di avere da subito: stessa imposizione fiscale, più servizi, gelato gratis, Barcellona campione d’Europa, manna che cade dal cielo e birra che esce dai rubinetti di casa.

Sarebbe d’altro canto divertente se la Spagna accettasse, senza colpo ferire, una eventuale dichiarazione di indipendenza unilaterale. Immaginiamolo per un attimo: la Catalogna dovrebbe costruirsi una lega calcistica propria, da subito le squadre catalane verrebbero escluse dalle varie categorie del campionato spagnolo. Gli sponsor abbandonerebbero il grande Barcellona che perderebbe anche i soldi dei diritti tv, senza contare una quasi sicura esclusione dalla Champions League. I grandi campioni lascerebbero la squadra perchè un campionato in cui l’oramai ex Barca giocherebbe contro il Girona, il Sabadell, il Tarragona, l’Andorra e via dicendo forse interesserebbe poca gente. Ecco; quello che succederebbe al calcio catalano succederebbe in generale a tutta la società catalana. La Spagna potrebbe lasciare libera la Catalogna di autodeterminarsi per poi, tra due anni, riprendersela in totale rovina materiale e morale. L’alternativa, ricordiamolo, sarebbe una probabile guerra civile.

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Francesco Corrado