Il rapporto in crisi tra il Papa e gli americani

Un sondaggio Gallup ha rivelato che la popolarità di Papa Francesco ha subito un duro colpo nell’ultimo anno.
Eppure, sono passati soli due mesi dall’ultima visita del Pontefice a New York, Philadelphia e Washington.
Se nel 2014 Francesco riscuoteva un 76% di consensi, oggi è sceso al 59% tra cottalici e non. Tale calo è evidente anche tra gli stessi cattolici che risiedono negli Stati Uniti e addirittura particolarmente evidente tra i cattolici conservatori: da un 71% al 45% nell’arco di un solo anno.

Nel frattempo, il sindaco di New York Bill de Blasio ha incontrato Francesco in Vaticano in occasione del workshop dal titolo “Modern slavery and climate change”.  Il fine dell’evento, a cui hanno preso parte i sindaci di 70 città del mondo, è stato quello di sensibilizzare in materia di città ecosostenibili e forme moderne di schiavitù.  Ovviamente, era presente anche il sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha affermato: «A Roma politici ed amministratori corrotti nel passato recente hanno sfruttato il dramma dei migranti per arricchirsi, dimostrando di considerare le persone, per di più in condizioni di estrema fragilità, merce di scambio, semplici oggetti a cui assegnare un prezzo. Si sono serviti dei poveri, anziché servire i poveri, per usare le parole di papa Francesco».

De Blasio è rimasto positivamente sorpeso nella sua visita in Vaticano ammettendo che non avrebbe mai pensato di definire quest’ultimo come «uno dei centri del pensiero progressista nel mondo» e tale esperienza come «uno dei grandi momenti, nella mia vita professionale, nella mia vita di politico, ma anche umanamente».
Inerentemente ai temi affrontati, ha dichiarato: «A New York seguiremo la strada della California e cercheremo di ridurre le emissioni di Co2 del 40 per cento entro il 2030 per arrivare all’80 per cento in meno entro il 2050».

 

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Maria Laura Serpico

Bionda, bassa e sognatrice. Se è vero che ogni riccio è un capriccio, con me la vita non è mai noiosa. Mi definisco una “persona frenetica”, alla continua ricerca di nuovi stimoli. Il mio colore preferito è il verde, perché la speranza è l’ultima a morire! Le cose che preferisco fare sono: parlare, parlare e… parlare! Ma non temete, in caso di necessità, sono pronta ad ascoltare: ogni incontro, ogni viaggio, ogni situazione imprevista può essere fonte di arricchimento personale. I miei studi mi hanno portato verso il mondo della scienza politica poiché credo che, benché i più non lo vogliano ammettere, niente e nessuno le è immune. Spettacolo e cultura mi affascinano da sempre, in quanto mix perfetto di storia e sensibilità personale. Perché scrivere? Per dare modo a tutti di “vedere” (quasi) tutto: una pretesa impossibile, ma d’altronde la vita è una sfida continua.