Il Mulino di Hitler al Museo Rover Joe di Fidenza

Chi è interessato al collezionismo e soprattutto a quello riguardante i sistemi di comunicazione militari non può perdersi l’esposizione del Museo Rover Joe di Fidenza, che ospita peraltro anche il cosiddetto Mulino di Hitler. Nato circa venti anni fa dalla passione per le radio di Alberto Campanini, il museo è infatti diventato un grande contenitore di storia: sono circa 1800 i pezzi risalenti al periodo della Seconda guerra mondiale e rappresentanti tutte le nazioni coinvolte nel conflitto ( Francia, Inghilterra, Germania, Russia, Italia, Giappone e Stati Uniti).

Si passa quindi dai radiogoniometri impiegati sugli U-Boot, alle radio dei bombardieri a lungo raggio, agli jammer utilizzati per contrastare i radar tedeschi e ai Walkie Talkie per lo sbarco in Normandia. Interessanti, nella sezione spionaggio, le radiotrasmittenti utilizzate dai partigiani o dai servizi di intelligence come l’Oss (Office of Strategic Intelligence): chiuse in valigette, con manopole e antenne incorporate, sembrano richiamare alla mente una di quelle scene alla James Bond. Invece nella sezione del Rover Joe dedicata alla luce troviamo proiettori ad infrarossi, telemetri e il telegrafo ottico Faini-Triulzi, made in Italy. Come afferma lo stesso Campanini, “in pochissimi anni si passa da strumenti rudimentali a una tecnologia quasi da fantascienza. C’è stata un’evoluzione pazzesca, sostenuta da una produzione industriale mai vista nella storia umana”.

E in effetti se pensiamo alle macchine cifranti ideate in quegli anni possiamo quasi parlare di fantascienza: tra queste, quella che più incuriosisce è il cosiddetto Mulino di Hitler (Hitlermühle), chiamata così forse perché appunto “macinava codici”. Tecnicamente chiamata Sg41, doveva essere più evoluta della famosa Enigma, la macchina cifrante più sofisticata che i tedeschi costruirono durante la seconda guerra mondiale e che secondo alcuni storici avrebbe prolungato il conflitto di circa due anni: il Rover Joe conserva uno dei 15 esemplari esistenti in Italia (qui una dimostrazione del suo funzionamento). Fu poi il matematico Alan Turing a decrittare il linguaggio tedesco, il che gli valse l’appellativo di “padre del computer”.

Twitter: @ludovicapal

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Ludovica Pallotta