Il gatto, 10mila anni di un animale perfetto

Chiunque vive con un gatto sa bene come questi animali domestici siano molto restii all’addomesticamento e alle regole, trasmettendo anzi sempre la netta la sensazione di concedere agli umani il beneficio della loro presenza. Per comprendere meglio il motivo che ha permesso loro di avere da sempre un posto privilegiato accanto all’uomo, basta pensare a come la loro spiccata personalità riesca sempre ad imporsi e a come siano tuttora in grado di farsi venerare senza fare troppi sforzi, quasi non avessero mai dimenticato di essere stati considerati delle divinità da una delle civiltà più raffinate mai esistite. Il gatto infatti possiede dei sensi molto sviluppati, motivo per cui da sempre gli vengono associati dei poteri soprannaturali. Esistono diverse storie che raccontano come dei gatti abbiano predetto dei terremoti o altre catastrofi, scappando prima del fenomeno. La spiegazione è probabilmente legata alla percezione di frequenze che non sono udibili dagli esseri umani, sensibilità sensoriale che arriva fino a 50000 hertz, oltre il doppio rispetto all’orecchio umano. Tuttavia anche la vista, il gusto e l’olfatto sono nel gatto altamente sensibili: riesce a vedere in condizioni di scarsissima luminosità, le terminazioni olfattive consentono all’animale di stabilire con grande sensibilità se il pasto è rancido e addirittura percepire una minima variazione nel sapore dell’acqua. Grandi comunicatori con miagolii, ringhi e fusa, sanno farsi capire benissimo anche con il loro sofisticato linguaggio del corpo, dove ogni movimento della coda, delle orecchie e del pelo indica un preciso stato emozionale.

gatto divino

Ma come ebbe inizio il duraturo sodalizio con l’essere umano? Si pensa che circa 10mila anni fa i gatti selvatici trovarono conveniente avvicinarsi agli insediamenti umani con una reciproca utilità, mangiando i roditori che ci cibavano dei prodotti agricoli che l’Homo Sapiens del Mesolitico cominciava a coltivare. Iniziò così la lunga amicizia tra uomini e gatti che solo più tardi si trasformò in qualcosa di più intimo e non più legato solo alla sua utilità pratica. In un lasso di tempo compreso all’incirca tra il 4000 e il 2000 a.C. infatti, i gatti si trasformarono da utili cacciatori di roditori ad animali “da salotto” e da compagnia: nell’antichità gli egiziani ne divinizzarono i tratti nella dea protettrice Bastet, simbolo di fecondità e dell’amore materno e anche i romani nutrirono un’autentica passione per i felini: dapprima questi erano riservati soltanto alle classi agiate, ma poi l’uso di possedere questo animale fiero e indipendente dilagò in tutto l’impero e in tutti gli strati della popolazione, assicurando così la diffusione dell’animale nell’intera Europa e nei paesi islamici, dove gli viene ancora oggi attribuita la presunta facoltà di poter osservare contemporaneamente il mondo terreno e la dimensione ultraterrena. Nei Paesi di cultura araba, infatti, il gatto è solitamente l’unico animale al quale è permesso di passeggiare liberamente nelle moschee. Al contrario, fu demonizzato e oggetto di sterminio in Europa durante la maggior parte del Medioevo poiché associato alla sfortuna e al male oltre che considerato animale del diavolo e delle streghe. Nella notte di San Giovanni, nelle piazze venivano bruciati vivi centinaia di gatti rinchiusi in ceste assieme alle donne accusate di stregoneria, per essere invece nuovamente rivalorizzato durante il periodo del Rinascimento e giungere fino ai tempi attuali, carico di tutto il fascino, il mistero e il carisma che caratterizza questo animale meraviglioso, sostanzialmente immutato nei millenni dal punto di vista genetico e morfologico perché praticamente perfetto. È il felino con il più vasto areale nel mondo e con la popolazione più numerosa, leggendariamente dotato di sette o nove vite. Austero, elegante, ozioso, opportunista e individualista, il gatto sembra davvero avere tutte le caratteristiche per poter conquistare il mondo, ma mosso dalla sua infinita compassione ha scelto di essere divinità che abita il creato terreno al fine di illudere gli umani di avere una qualche importanza e utilità. Se c’è una cosa certa è che “il gatto non ha padroni, ma solo un numeroso personale di servizio” pronto a soddisfare ogni sua richiesta.

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@vale_gallinari

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Valentina Gallinari

Nata in una città di mare, da quando vive a Roma si domanda se la presenza dei gabbiani in giro per il centro, sia l'inequivocabile presagio della fine del mondo...Laureata in storia dell'arte, ama la fotografia, le vecchie polaroid, il cinema e il mercato di Testaccio di sabato mattina. Aspirante giornalista, trascorre il suo tempo tra gatti e mostre fotografiche, ma soprattutto a sperare che questo sogno diventi realtà.