Rai3, “I ragazzi del Bambino Gesù”: 10 storie di giovani pazienti

I Ragazzi del Bambino Gesù

L’Ospedale Bambino Gesù di Roma apre le proprie porte, mostrando la quotidianità di dieci giovani affetti da una grave malattia, delle loro famiglie, dello staff medico, in un intenso e autentico viaggio alla ricerca della guarigione. Rai3 ha deciso di raccontare questa realtà attraverso le immagini. Ogni domenica sera, per dieci settimane andrà in onda uno speciale chiamato “I ragazzi del Bambino Gesù”, un documentario ideato da Simona Ercolani e realizzato da Stand by me. Il progetto è patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Tante le storie raccolte, nell’età in cui tutto dovrebbe essere spensieratezza, innocenza, divertimento e gioia di vivere. Ci sono Roberto, Klizia, Annachiara, Flavio, Giulia, Caterina, Sabrina, Simone, Alessia e Sara, tutti bambini e adolescenti che scoprono di essere gravemente malati e vedono la loro vita e quella delle loro famiglie travolta. Un incontro improvviso con la malattia, la paura, le terapie che vanno a scontrarsi con la speranza, la determinazione nella guarigione, la forza di questi ragazzi e soprattutto l’amore dei propri cari.

Ragazzi del Bambino Gesù

Ieri la prima puntata con la presentazione di alcune storie, tra cui quella di Roberto che ha 17 anni e vive a Trieste insieme a sua madre Silvia e a sua sorella Giovanna. Dopo aver scoperto di avere la leucemia linfoblastica acuta, si è trasferito all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per sottoporsi a un nuovo tipo di trapianto. “Il documentario ci insegna che la malattia non è un tabù, ma una condizione che attiva meccanismi di coraggio e di solidarietà – dichiara Filomena Albano, garante per l’Infanzia e l’Adolescenza – I ragazzi del Bambino Gesù testimonierà come sia possibile un impegno comune per attraversare la sofferenza e come dalle sue pieghe sia possibile intercettare la speranza e la bellezza della vita”.

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Twitter: @MarcoJuric

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.