Giampiero Ventura torna a parlare dopo l’uscita di scena

Giampiero Ventura, da qualche giorno ex Ct a seguito dell’esonero, resosi necessario in quanto pur avendo avuto il peggior risultato alla guida della Nazionale degli ultimi 60 anni ha preferito non dimettersi, esce per la prima volta allo scoperto per parlare di quello che resterà indubbiamente il ricordo più brutto, ma anche il più importante, della sua carriera. Ventura parla in un momento nel quale le indiscrezioni che escono sui giornali riguardanti il clima non proprio amichevole che si respirava nello spogliatoio azzurro dove, stando a queste indiscrezioni Ventura aveva completamente perso il suo appeal sui giocatori che di fatto erano in autogestione. Il famoso gesto di De Rossi che viene chiamato ad entrare mentre l’Italia sta pareggiando e chiede cosa diavolo deve entrare a fare visto che si doveva segnare e sarebbe stato più utile Insigne, è un po’ lo specchio di questa situazione. Vedendola dall’esterno è sembrato che i giocatori non credessero più in Ventura, che non ne capissero le scelte e non le condividessero affatto. Gira anche voce che dopo la sconfitta in Svezia i senatori della squadra avessero chiesto dei cambiamenti a Ventura che però avrebbe risposto piccato invitandoli a farla loro la formazione e minacciando dimissioni. Cosa che forse non sarebbe stata così negativa visto che lo ha fatto la Croazia che poi ai mondiali ci è andata. Girerebbe anche un sms di un azzurro, non si sa quale, che auspicava che la guida tecnica della Nazionale fosse affidata a Buffon, come giocatore-capitano-allenatore in campo. Ma sono appunto solo voci, non se ne ha alcuna prova, ma in effetti ciò che traspariva seguendo le sciagurate partite dello spareggio era proprio che ci fosse uno scollamento tra tecnico e squadra e che le scelte di Ventura, in molti casi incomprensibili agli spettatori, fossero giudicate allo stesso modo anche dalla squadra.

 

giampiero venturaMa cosa ha detto Giampiero Ventura? La frase più importante della sua dichiarazione all’Ansa è “Le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità”, sottintendendo che forse c’è del vero nelle chiacchiere si stanno facendo ma c’è anche dell’altro che non vuole al momento, giustamente perché comunque non gli darebbe retta nessuno. “Sono stati, e sono, giorni difficili –prosegue Ventura nella sua dichiarazione- e di profondo dispiacere: provo una sensazione di incompiutezza dal momento in cui non ho raggiunto il traguardo dei Mondiali. Guidare la Nazionale mi ha trasmesso senso di appartenenza ed orgoglio mai provati prima perché non ci può essere niente di più grande. Ho lavorato con tutto me stesso, con serietà e professionalità: non sono riuscito là dove ero convinto di farcela alla guida di un gruppo di ragazzi che non smetterò mai di ringraziare”. “Ho lavorato anche per preparare i più giovani al grande salto che potevano, e possono, ancora fare in modo da arricchire tutto il nostro movimento. Nel calcio, le vittorie sono sempre il prodotto del merito di tanti. Allo stesso tempo le sconfitte, soprattutto quelle più dolorose, non si possono spiegare con una sola verità: nel momento dell’insuccesso bisogna dare risposte ad una lunga serie di interrogativi”. “Ora – conclude Ventura – nel momento della ripartenza sarò il primo tifoso: al mio successore auguro di riportare l’Italia dove merita“. Nessun accenno quindi al suo rapporto con Tavecchio, al tira e molla di questi giorni riguardante le sue dimissioni e la conseguente buonuscita. Certo deve essere molto difficile per un tecnico sapere che tutto il lavoro svolto nel corso della lunga carriera sarà spazzato via per sempre dall’etichetta di “allenatore che non ci ha portato ai mondiali”. Ventura è consapevole che sarà sempre ricordato in questo modo. Che poi è il modo peggiore.

 

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@MassimoSilla_

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Massimo Silla

Appassionato di lettura, scrittura, pittura, insomma di qualunque cosa non richieda uno sforzo fisico. Nostalgico e cialtrone ha intrapreso innumerevoli carriere,tra le quali il Babbo Natale, senza mai eccellere in nessuna