Ghouta, Siria: tregua garantita dai russi

Una forma di tregua nel Ghouta, in Siria, sarà garantita dai russi: a partire da oggi, dalle 9 del mattino alle 2 del pomeriggio, si sospenderanno le ostilità per permettere ai civili imprigionati nella zona di evacuare in sicurezza. A comunicare al mondo la notizia ci ha pensato il ministro della difesa russo Sergej Šojgu, il quale ha anche detto che la decisione è stata presa da Putin in persona. Quindi ci penseranno i russi a far rispettare la tregua giornaliera. Ricordiamo che la risoluzione ONU che prevedeva un cessate il fuoco di un mese non si applicava al conflitto contro l’ISIS o più in generale alle azioni belliche contro organizzazioni terroristiche. Quindi da sabato, giorno in cui il Consiglio di Sicurezza ha adottato la risoluzione, tutte le parti in causa hanno condotto operazioni militari. Gli americani hanno bombardato il villaggio di Al Shaafah nell’est del paese, dove si trova una delle ultime enclave dell’ISIS, con relativo corollario di civili morti. I governativi di Bashar al-Assad stanno comprensibilmente martellando la regione del Ghouta, presidiata dall’ISIS e che si trova alle porte della capitale Damasco. Intanto i turchi stanno attaccando i curdi dell’YPG a nord, dato che dal loro punto di vista le milizie curde alleate degli USA non sono ne più ne meno che organizzazioni terroristiche. Insomma un quadro molto complicato.

Relativamente alla zona vicino Damasco i russi proveranno a garantire questa tregua giornaliera di 5 ore sperando che riescano a farla rispettare, ma soprattutto che i terroristi diano la possibilità ai civili di potersene andare, cosa tutta da vedersi. Il governo di Bashar al-Assad ovviamente non può lasciare che la zona del Ghouta, ad una manciata di chilometri dalla capitale, rimanga in mano allo stato islamico. Inoltre Assad sta risolvendo del tutto il problema della presenza dell’ISIS sul territorio siriano. Rimangono oramai solo due enclavi di terroristi nell’est del paese ai confini con l’Iraq e di queste si starebbero occupando americani e curdi…staremo a vedere cosa combineranno.

Ma in tutto questo la cosa più pericolosa potenzialmente è ciò che accade nel nord in cui i turchi hanno oramai sconfinato. Con l’operazione “Ramoscello d’ulivo”, iniziata il 20 gennaio, i turchi hanno deciso di pulire la zona dai miliziani curdi dell’YPG che sono gli amici per la pelle degli americani. I turchi tramite il portavoce del governo, non che vice primo ministro, hanno detto che dopo gli attacchi alla città di Afrin e zone limitrofe attaccheranno anche la città di Manbij dove erano dislocati “illegalmente” (fino a 10 giorni fa) 2000 marines degli Stati Uniti che stavano lì proprio per addestrare le milizie curde, cosa che Ankara vede come fumo negli occhi. Eppure la Turchia aveva diffidato Washington dall’armare una milizia curda ai suoi confini. La situazione paradossale in cui si trovano gli USA è che con il loro appoggio alla causa curda, stanno creando problemi di sicurezza alla Turchia, cioè un loro alleato dal punto di vista militare. Queste contraddizioni che forse i geni del governo americano non colgono, ai turchi non piacciono affatto.

Nel frattempo, adesso, ad Afrin ci sono tutti: turchi, curdi e militari siriani e stanno trattando. Gli scenari possibili sono tanti ma quello che pare, da indiscrezioni, più probabile sia una capitolazione delle pretese curde in favore del ritorno alla statualità siriana nel nord e relativo ritiro dell’esercito turco. Altro scenario di cui si parla, ma che sembra meno probabile, è un’alleanza tra nemici cioè curdi ed il governo di al-Assad per difendere il suolo siriano dall’invasione turca.

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Francesco Corrado