Gassmann lascia twitter: avrà preso tutto?

Gassmann lascia twitter

Questa è la fine di una breve storia triste, dipinta dalle redazioni online più pop, fresh e teen del nostro paese: redazioni pronte a versare lacrime per l’abbandono di un social da parte di una cosiddetta “star” a causa della barbara invasione operata sul suo profilo da un plotone di razzisti, xenofobi, hitleriani, capaci di costringere alla fuga uno dei paladini dell’umanità targata 21esimo secolo.

Tutto parte da uno scontro Meloni/Gassmann sullo Ius Soli: «La tua umanità radical chic mi lascia senza parole. Ho già sentito la storia degli africani che servono nelle piantagioni». Con immediata risposta dell’attore: «Non sono né radical né chic. Chi lavora nei campi senza contratto per me è uno schiavo».

Secondo le ricostruzioni di Repubblica, Huffington Post e altri “big” dell’editoria, Gassmann si sarebbe ritirato a vita privata (ma il profilo è ancora lì) in seguito a offese razziste circa le sue origini e altre brutte frasi sulla propria famiglia, scaturite proprio da questa discussione.

Ma il giornalismo nostrano (non lo stesso Gassmann, che si è affrettato a rimuovere tutto) ha dimenticato di raccontare a chi legge qualcosa di non poca rilevanza:

gassmann lascia twitter

Dopo la “gaffe” (che poi gaffe non è in quanto, come ci ricorda Alberto Bagnai sul suo Goofynomics, si tratta essenzialmente di arroganza dei potenti, dei vincitori) Gassman corre ai ripari con una strana giustificazione. Il gesto è incommentabile e dinanzi all’ennesimo episodio di razzismo al contrario è lecito e giusto che il personaggio in questione sia stato subissato di critiche. Questa redazione non prende posizione sulle offese personali, ma si permette di comprendere la rabbia di chi non vede più data sufficiente importanza alla propria sofferenza, alla mancata erogazione dei propri diritti fondamentalissimi. Prende posizione contro chi lancia hashtag, slogan, video sugli effetti (lo sbarco sulle coste di milioni di immigrati economici), ma mai sulle cause. Mai una presa di posizione ben fatta sugli interessi che si celano dietro le guerre in Africa e Medio Oriente.

Che poi, come dimenticare la strepitosa performance immediatamente successiva all’attacco di Khan Sheikhun dello scorso aprile? Il solito Hashtag, voce profonda, uno slogan e si è subito ambasciatori di un’organizzazione internazionale che da decenni fa il gioco dei potenti seppur in un ruolo limitato. Il tutto per veicolare l’attenzione su un presunto crimine di guerra da parte di Bashar Al Assad, del quale a distanza di mesi non vi è alcuna prova concreta.

No gassmann, non ci mancherai affatto.

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@federicolordi93

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Federico Lordi