Fisco ed imprese web: Facebook pagherà le tasse?

Facebook inizierà a pagare le tasse come tutte le altre imprese e non farà più parte del club dei giganti del web che, a fronte di un fatturato di centinaia di miliardi, pagano spiccioli in tasse. Queste sono dichiarazioni dell’azienda stessa, fatte da David Wehner, chief financial officer dell’azienda, quindi prima di cantare vittoria, i cittadini che vengono spellati vivi dal fisco devono aspettare e vedere come l’azienda di Zuckerberg realmente attuerà questa promessa. La notizia è che Facebook pagherà le tasse paese per paese in base al fatturato per singola nazione.

I fatti grossomodo sono noti nelle loro linee essenziali: Apple, Amazon, Facebook, Google, Microsoft, tutte con fatturato che supera di molto i 400 miliardi di dollari, usano il loro status di aziende transnazionali per riuscire (con mezzi a volte formalmente legali) a pagare imposte ridicole nei vari paesi in cui operano. Sia in Italia che all’estero i vari giganti del web hanno subito azioni legali e anche preso delle belle sanzioni, ma mai paragonabili all’enorme flusso di denaro che dovrebbero versare nelle casse del fisco dato che si parla di molti miliardi evasi per singola nazione.

Per far capire come funziona facciamo l’esempio di Google e del suo sistema del “doppio irlandese con panino olandese”. Lo schema è questo: un’impresa statunitense apre un’azienda in Irlanda ed una in Olanda che controlla la prima, ma la casa madre che controlla quella olandese, ha sede alle Bermuda, cioè in un paradiso fiscale. Quando riceve soldi questi arrivano alla sede irlandese che gira la somma alla “sorella” olandese che a sua volta la rigira alla sede irlandese della casa madre delle Bermuda. I passaggi di denaro tra Irlanda ed Olanda non sono tassati nè lo sono i trasferimenti dall’Olanda ai paradisi fiscali.

Quindi il colosso informatico paga solo le tasse sui pochi dipendenti assunti nell’azienda irlandese, dato che quella olandese è una scatola vuota che serve solo a far girare denaro. Per il fisco irlandese l’azienda non deve pagare tasse, dato che dipende da un’azienda olandese. In Olanda non c’è niente, se non un conto che rimpalla verso i paradisi fiscali il denaro in arrivo dall’Irlanda. Pare che alla fine del giro i costi della triangolazione ammontino allo 0,2% della massa monetaria mossa, mentre alle Bermuda come in altri paradisi fiscali la tassazione è dello 0% o giù di lì.

Accogliamo l’annuncio di Facebook molto positivamente ed aspettiamo che anche gli altri colossi che fatturano oltre 700 miliardi come Apple che facciano lo stesso.

 

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Francesco Corrado