L’ex moglie di Muccino in tv: “Così mi picchiava mio marito”

Elena Majoni, ex moglie di Muccino, Gabriele il regista, alla trasmissione televisiva l'”Arena” di Massimo Giletti, ha raccontato gli anni passati accanto all’ex marito. Momenti duri, fatti di violenza e soprusi che hanno anche compromesso la carriera della donna. Erano ancora marito e moglie al momento dei fatti (si sono sposati nel 2002 e lasciati nel 2006, in mezzo la nascita del figlio nel 2003) e presto l’amore ha lasciato spazio ad altre cose. Tra cui gli schiaffi. Uno fortissimo che le ruppe il timpano, obbligando Elena a non poter piú suonare il violino ai livelli che aveva raggiunto. “Muccino mi tirò uno schiaffo e mi ruppe il timpano”, pregiudicando “non solo la mia carriera, ma anche il mio quotidiano”.

“Non esiste una sentenza che abbia punito in modo specifico Gabriele Muccino per le violenze raccontate” avverte Giletti, ma “esiste una sentenza che le attribuisce in via esclusiva l’affido di suo figlio”. “Mi resi conto che me ne dovevo andare quando mi prese la mascella, urlandomi che dovevo dirgli che lo amavo” racconta la Majoni e precisa scoppiando in lacrime, “mi ruppe anche un dente nell’afferrarmi”. “Fu allora che mi resi conto che me ne dovevo andare, per mio figlio” ha detto, lanciando un appello a tutte le donne vittima di violenza perché “trovino il coraggio di parlare”.

L’ex moglie di Muccino poi conclude raccontando anche le bugie dette dal fratello Silvio, che chiamato a testimoniare, disse che era tutto falso. Salvo poi anni dopo scusarsi con la stessa Majoni, al momento dell’archiviazione del fascicolo: “Quando ha mentito non me l’aspettavo – ha concluso l’ex violinista con la voce rotta dall’emozione – è stata una doppia ferita, ma conoscevo le loro dinamiche familiari. Lui ha difeso suo fratello come io per anni ho difeso mio marito”.

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Twitter: @MarcoJuric

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.