Darren Osborne: la punta dell’iceberg

Ieri notte un uomo di 47 anni, tale Darren Osborne, si è lanciato, alla guida di un furgone preso a noleggio, contro i fedeli della moschea di Finsbury Park uccidendone uno e ferendone una decina, alcuni dei quali in modo serio. Solo nei primi minuti c’è stata un po’ di confusione su quanto era accaduto, soprattutto nella testa della May, ma poi è parso chiaro che si trattasse di un attacco terroristico e non di un incidente. In questa direzione si sono mosse le indagini, che in soldoni vuol dire che questa è l’accusa che molto probabilmente penderà sul capo di Osborne.

Darren Osborne nato e cresciuto a Weston-Super-Mare, villaggio sul mare nel Somerset, si è poi trasferito a Cardiff dove vive con la compagna e quattro figli. Di lui le autorità non sapevano nulla di particolare, per cui questo gesto non sarebbe da considerare come un atto terroristico frutto del lavoro di un’organizzazione, ma come un gesto, più o meno folle, di un singolo. Evidentemente non riuscendo a dare una proporzione alle cose, temeva proprio che i musulmani potessero essere un pericolo enorme nella sua tranquilla cittadina di provincia, per cui ha ben pensato di ucciderne qualcuno all’uscita della moschea dopo la preghiera serale. Insomma un personaggio il cui profilo psicologico, molto probabilmente, sotto molti aspetti, non sarà differente da quello dei vari terroristi che stanno insanguinato l’Europa: limitati mezzi intellettivi e culturali con relativa personalità impressionabile e plasmabile.

Il gesto da squinternato di Darren Osborne è solo la punta dell’iceberg del problema degli attacchi rivolti a membri della comunità musulmana inglese (e londinese in special modo) come reazione agli atti dei terroristi “islamici” e a questo scontro tra religioni o di civiltà, che ovviamente non esiste, ma in cui sembriamo proiettati. Dal 3 giugno la polizia metropolitana di Londra ha registrato un incremento degli attacchi contro cittadini islamici del 500%: le aggressioni fisiche sono passate da 3,5 a 20 al giorno. Ovviamente si tratta di quelle denunciate e quindi tendenzialmente più gravi, ma a margine di queste ci sono anche tutta una serie di aggressioni di cui l’autorità di polizia non viene a conoscenza. Sufia Alam, direttrice del centro Myriam, riporta dell’aumento di aggressioni verbali soprattutto nei confronti di donne, per strada, sugli autobus, in luoghi pubblici che non vengono ovviamente mai denunciate, ma che parlano chiaro del clima che si vive a Londra in questo periodo.

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Francesco Corrado