Cucchi «fu picchiato», servono nuove indagini

Stefano Cucchi «fu picchiato»: a dirlo è la sentenza della Corte d’Appello che il 31 ottobre scorso ha assolto i tre agenti penitenziari, i sei medici e i tre infermieri imputati nel processo per la morte del geometra romano, le cui motivazioni sono state depositate ieri.

La Corte d’Appello aveva ribaltato la sentenza di primo grado, che aveva condannato i medici dell’ospedale Sandro Pertini per l’omicidio colposo di Cucchi, arrestato il 15 ottobre del 2009 per droga e deceduto una settimana dopo all’ospedale.

I tre agenti di polizia penitenziaria erano stati assolti dall’accusa di percosse ma, dicono i giudici, «le lesioni subite da Cucchi debbono essere necessariamente collegate a un’azione di percosse; e comunque a un’azione volontaria, che può essere consistita anche in una semplice spinta, che abbia provocato la caduta a terra, con impatto sia del coccige che della testa contro una parete o contro il pavimento».

Per questo sono necessarie nuove indagini, che dovrebbero concentrarsi sui carabinieri che hanno avuto in custodia Cucchi dopo la perquisizione domiciliare. Che siano stati loro a commettere «l’azione violenta», si legge nella sentenza, «non può essere definita una astratta congettura». È dunque «opportuna la trasmissione della sentenza al pm perché valuti la possibilità di svolgere nuove indagini per accertare eventuali responsabilità di persone diverse dagli agenti di polizia penitenziaria».

 

 

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.