Bufera Icardi, oggi la sanzione dell’Inter: ma cosa è successo?

La bufera Icardi scatenata dalla sua autobiografia non accenna a placarsi. Oggi potrebbe arrivare la sanzione per l’attaccante argentino. La società infatti dovrà decidere che provvedimenti prendere nei suoi confronti, reo di aver offeso la tifoseria e danneggiato l’immagine del club. Sicuramente il giocatore verrà multato e probabilmente gli verrà tolta la fascia di capitano (almeno fino al 2017).Tutto nasce nella giornata di ieri, giorno di uscita di alcuni estratti del suo libro.  Il pomo della discordia è la lite avvenuta tra Icardi e la parte calda del tifo nerazzurro dopo un Sassuolo Inter del 2015. I tifosi contestano la ricostruzione fatta dal giocatore: “”E’ un bugiardo, con noi ha chiuso“.

Per capire meglio tutta la bufera Icardi, bisogna tornare al 1 febbraio del 2015. L’Inter perde 3-1 contro il Sassuolo e al termine del match Icardi con Guarin e altri compagni vanno sotto il settore occupato dai propri tifosi per ringraziarli dell’appoggio nonostante la sconfitta. Icardi lancia la maglia, ma questa torna immediatamente al mittente. Il clima è bollente, con l’argentino c’è Guarin. Partono gli insulti, Icardi porta il dito alla bocca e intima agli ultras di stare zitti. I momenti sono concitati, ma dopo il rientro negli spogliatoi una delegazione nerazzurra torna proprio sotto lo spicchio dei tifosi per ricomporre la frattura. E le parole del suo libro raccontano una scena vergognosa: «A fine partita ho trovato il coraggio di affrontare la Curva a fine gara, insieme a Guarin. Mi tolgo maglia e pantaloncini e li regalo a un bimbo. Peccato che un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: “Pezzo di m***, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti”. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo. Nello spogliatoio vengo acclamato come un idolo… I dirigenti temevano che i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato chiaro: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. Quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio, e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo”. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce. Una settimana dopo un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. “Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao… Oggi fra me e i tifosi della Nord c’è rispetto reciproco, come è giusto che sia. Anche loro hanno un ruolo importante per il successo della squadra…».

Boom apriti cielo. La Curva Nord interista pubblica un comunicato dove, in sintesi, intima la società di prendere duri provvedimenti: “Per noi ha finito di essere il capitano dell’Inter. Ha detto una serie di bugie, come ad esempio la storia del bambino”. L’Inter prima della partita di ieri ammette gli errori di Icardi e la stessa Curva accoglie il giocatore in campo, con diversi striscioni di disapprovazione. La partita termina, l’Inter perde e lo stesso argentino sbaglia un calcio di rigore. In serata la polemica continua anche sotto casa del giocatore, dove viene esposto un altro striscione “di sfida”. Oggi la nuova puntata, con l’ormai scontata punizione della società.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.