Muore a Brindisi un bracciante dopo aver passato diverse ore nei campi

Camara Fantamadi: 27 anni, originario del Mali, si è spento giovedì dopo una giornata di lavoro nei campi del Brindisino. I 6 euro l’ora, per i quali lavorava sotto al sole cocente del sud per ore, gli sono costati la vita.

Dopo la giornata lavorativa stava tornando a Tuturano in bicicletta, durante il tragitto si è accasciato sull’asfalto. Ad accorgersi del giovane accasciato per strada è stato un automobilista che si è fermato per prestare aiuto, ma il ragazzo era già privo di sensi. Dopo l’arrivo del 118 ogni tentativo di rianimarlo è stato vano. Il giovane potrebbe essere morto per un infarto; mentre era al lavoro aveva accusato dei giramenti di testa che lo avevano spinto a chiedere ad alcuni colleghi di gettargli dell’acqua fresca sul capo.

Pochi giorni fa a Nardò– in provincia di Lecce- era stato sancito il divieto di lavoro nei campi tra le 12.30 e le 16:00. Una decisione del sindaco per tutelare i braccianti in questo periodo di particolare rischio. Infatti in questi giorni, per la raccolta di ortaggi e angurie, sul territorio si registra un notevole aumento dei lavoratori. L’agricoltura italiana è fortemente connessa e dipendente dalla manodopera straniera che, purtroppo, troppo spesso si trova a dover lavorare in condizioni di sfruttamento.

Ma le condizioni lavorative precarie non riguardano soltanto i braccianti: a Taranto è stata avanzata la richiesta di bloccare il cantiere per la realizzazione dell’ospedale San Cataldo durante le giornate più calde. La Filca Cisl denuncia un operaio in coma e altri tre collassati. “Il gran caldo e i ritmi di lavoro inaccettabili hanno rischiato di provocare una vera tragedia”. Stando alle dichiarazioni del sindacato un operaio è risultato completamente disidratato; al momento il suo quadro clinico resta preoccupante.

Le morti sul lavoro non hanno etnia o età: ad oggi morire di lavoro è ancora accettabile? 

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Twitter: @amiraabdel13

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.