Bologna, Facebook censura il Nettuno

Facebook censura il Nettuno a Bologna. Non sono bastati cinquecento anni di storia al Żigànt per superare la prova Zuckerberg. Il popolare social network infatti ha definito “sessualmente esplicito” il Nettuno posto alla sommità della famosa fontana di Bologna, e per questo motivo ha bloccato l’inserzione pubblicitaria di una pagina. Ad incappare in questa assurda censura è stata Elisa Barbari, scrittrice bolognese con la passione per la storia e l’arte. “Volevo sponsorizzare la mia pagina ma a quanto pare per Facebook la foto del nostro Gigante è un contenuto esplicitamente sessuale che mostra eccessivamente il corpo o si concentra su parti del corpo senza che sia necessario. Il Nettuno?? Robe da matti!”, ha scritto l’artista tramite un post su Fb

“La tua inserzione non è stata approvata perché viola le linee guida sulle pubblicità di Facebook perché presenta un’immagine con contenuto esplicitamente sessuale che mostra eccessivamente il corpo o si concentra su parti del corpo senza che sia necessario”, è stata la motivazione del famoso social network, che ha negato la pubblicazione dell’immagine del Nettuno. Ma Elisa Barbari non si è persa d’animo, ricontattando proprio Facebook e chiedendo spiegazioni per l’accaduto. La risposta del popolare social network è forse peggio della censura al Nettuno: “Dal momento che non rispetta le Normative pubblicitarie di Facebook in quanto promuove prodotti o servizi per adulti, la tua inserzione non è stata approvata. Non è consentito l’uso di immagini o video di nudo o di scollature troppo profonde, anche se per fini artistici o educativi”. All’ennesima assurdità l’artista si è arresa, pubblicando il tutto proprio su Facebook e trovando subito ampia risonanza per una decisione tanto assurda quanto comica.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.