Auto senza pilota, primo incidente mortale su una Tesla S

Risale al 7 maggio scorso il primo incidente mortale di un’ auto senza pilora Tesla S. Il conducente, Joshua D. Brown, aveva inserito la guida automatica e stava guardando un film quando il veicolo si è schiantato contro il rimorchio di un camion che viaggiava sulla stessa autostrada in Florida. Il tir proveniva dalla direzione opposta e stava svoltando a sinistra; né il sistema informatico né il conducente hanno rilevato l’imminente pericolo e sono riusciti a frenare in tempo. L’incidente apre nuove questioni sulla sicurezza delle auto senza pilota; la National Highway Traffic Safety Administration ha aperto un’indagine preliminare per avviare i controlli su 25 mila veicoli Tesla S.

Si tratta del primo incidente fatale occorso su un veicolo Tesla. La vittima era un ex-marine e aveva fondato la startup Nexu Innovations. In passato aveva lavorato a un video dimostrativo su come il pilota automatico della Model S avesse evitato una collisione. Brown, insomma, era entusiasta delle possibilità della tecnologia. Secondo la Tesla la causa dell’incidente risalirebbe al fatto che né Brown, né il pilota automatico si sarebbero accorti del pericolo poiché abbagliati in controluce dal rimorchio bianco del tir.

Il patron di Tesla Elon Musk ha comunque sempre dichiarato che la guida automatica “non dovrebbe mai prescindere dalla supervisione umana”. “Autopilot migliora continuamente, ma non è perfetto” – ha comunicato Tesla a seguito dell’incidente – e richiede ai conducenti di rimanere all’erta”. L’azienda ha minimizzato i danni spiegando che si tratta del primo caso fatale su oltre 130 milioni di miglia percorsi con l’autopilot attivato. Il dato, secondo Tesla, andrebbe quindi messo a confronto con quello relativo a tutti i veicoli su strada negli Stati Uniti, che contano un morto ogni 94 milioni di miglia.

Prima vittima su auto senza pilota

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».