Assegni sociali indebiti: la carica dei 370

Assegni sociali indebiti: la carica degli inadempienti – Dopo una lunga serie di indagini, il “nucleo speciale spesa pubblica e repressioni frodi comunitarie” della Guardia di Finanza ha denunciato 370 persone che hanno percepito, indebitamente, l’assegno “di protezione” Inps spettante solo a chi risiede in Italia. Si è, infatti, scoperto che l’emulamento, pari a 450 euro al mese per tredici mensilità ,era in realtà destinato altrove. Oltre 10 milioni di euro, questa la somma annuale complessiva finita nei conti correnti di gente residente, da anni, al di fuori dei confini nazionali. L’Inps ha immediatamente sospeso i pagamenti. Un blitz da record quello di stamane che, sembra, farà risparmiare alle casse dello Stato la modica, si fa per dire, cifra di 2,6 milioni di euro annui. 

Assegni sociali indebiti – L’Assegno sociale, che dal 1 gennaio 1996 ha sostituito la vecchia pensione sociale, consiste in un emolumento elargito esclusivamente a cittadini residenti in Italia che, a causa di condizioni economiche disagiate o redditi inferiori alle soglie annuali previste dalla legge, percepiscono un sussidio pari a tredici mensilità. La legge prevede ferree normative in proposito: “l’assegno viene sospeso se il titolare soggiorna all’estero per più di 30 giorni. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è revocata”. L’assegno, inoltre, non è reversibile e quindi non può essere erogato a familiari o persone residenti all’estero. Per ottenere l’assegno i cittadini italiani devono essere in possesso dei seguenti requisiti: “65 anni e 7 mesi di età; stato di bisogno economico; cittadinanza italiana; residenza effettiva, stabile e continuativa, per almeno 10 anni nel territorio nazionale”. La domanda può essere inoltrata all’interno del portale pensioni Inps on line o attraverso il  numero verde: 803 164 (gratuito da rete fissa);  06 164 164 ( da rete mobile, a pagamento).

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.