Amatrice: un futuro riflesso nel passato

Un piccolo borgo in provincia di Rieti, distante circa 2 ore dalla Capitale, circondato e immerso nell’aria pura delle montagne, nel verde degli alberi, nei sampietrini che delineavano la strada di corso Umberto I, il corso principale che accoglieva persone provenienti da altre città per visitare uno tra i borghi più belli d’Italia: Amatrice. Per molti era conosciuto come patria degli spaghetti all’amatriciana, per altri noto per i meravigliosi sentieri nelle montagne che conducevano sulla vetta del monte più alto del Lazio, il Monte Gorzano; e ancora per altri conosciuto come luogo d’ infanzia, in cui poter entrare in contatto con la natura e con l’essenza delle cose.

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Fino al 23 Agosto l’orologio del campanile della Chiesa di Sant’Agostino sorvegliava inesorabilmente il tempo, mentre scorreva fluido tra le quotidiane faccende degli abitanti di Amatrice e i loro villeggianti. Quel clima autentico, familiare, nato da un filo che univa la natura selvaggia e incontaminata di quei meravigliosi paesaggi naturali ai sorrisi degli abitanti del posto, propri di quel borgo. Un borgo che, sebbene piccolo nella sua piccola dimensione, era grande nella sua efficienza, nel suo essere colonna portante per sé e per tutti i paesini limitrofi. Ma quelle stesse lancette vigili dell’orologio della Chiesa di Sant’Agostino si sono drasticamente fermate nel torpore della notte del 24 Agosto. Segnano le 3:36, immobili, quasi attonite da quella scossa irruenta che ha ridotto un borgo secolare in lacrime, sofferenza, macerie e desolazione lasciando spazio soltanto ai ricordi strazianti.

Nello sgomento e nel dolore a non cedere il passo alla disperazione è la voglia di ricostruire, di ricominciare, di tornare a splendere ma il desiderio come sempre deve immancabilmente fare i conti con la realtà. Il sismologo del Ingv e storico dei terremoti, Romano Camassi, si dice essere ottimista sulla ricostruzione del borgo laziale e afferma: «Bisogna capire se i danneggiamenti sono dovuti solo a un’elevata vulnerabilità sismica degli immobili o alle caratteristiche del territorio,» ma avverte: «Non bisogna illudersi che i tempi saranno brevi. Non c’è stato alcun sisma grave che abbia comportato una costruzione durata meno di dieci anni.»

Per quanto riguarda la riedificazione delle abitazioni il Sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, afferma: «I tecnici del Comune stanno individuando le aree dove dovranno iniziare immediatamente le opere di urbanizzazione per le nuove case: domani indicheremo le aree perché non c’è tempo da perdere – e poi aggiunge – Individueremo dieci aree dalla parte del cratere e altre due qui vicino al campo sportivo e saranno installate circa 400 abitazioni.»

Alla luce di questi ultimi aggiornamenti per il borgo di Amatrice si apre uno squarcio di speranza per un futuro che si faccia carico del passato, con la possibilità di riflettere la storia di quella comunità autentica per tornare a splendere tra l’azzurro del cielo e l’orizzonte delineato delle montagne.

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Valeria Santarelli

Classe 1994, nasce sotto il segno del Leone di cui rispecchia i pregi ma anche i difetti: vede il mondo in bianco o in nero, in sintesi non la vedrete mai vestita di grigio! A breve laureata in Lettere, da sempre appassionata di libri, cinema e scrittura, ha le idee molto chiare su quello che farà in futuro e spera di vederle realizzate. Follemente attratta dalle cose belle della vita, sogna di viaggiare in tutto il mondo e di potersi definire giornalista un giorno.