Altro ricorso contro la Raggi per inelegibilità

Si prospetta come una brutta faccenda per Virginia Raggi, la candidata del M5S per le comunali di Roma, un ricorso presentato dall’avvocato Venerando Monello a titolo personale al tribunale civile di Roma, in cui si richiede la sua ineleggibilità. Il motivo per la suddetta ineleggibilità sarebbe un contratto esistente tra la candidata  Raggi e la Casaleggio e Associati SRL in cui si pattuisce che se nell’esercizio dell’attività politica il soggetto devia dal programma elettorale, il suddetto politico potrebbe essere passibile di una sanzione (interna) di 150.000 euro oltre all’espulsione dal Movimento stesso. In pratica ci troviamo di fronte ad un contratto che vincola un politico ad un mandato e ciò contrasta col nostro ordinamento giuridico a partire dalla Costituzione. Quindi la faccenda non è brutta solo per la Raggi ma per l’intero Movimento e per tutti i suoi candidati alle amministrative in tutte le città d’Italia, insomma una gatta da pelare insidiosissima. O no?
Partiamo dall’inizio. Il nostro ordinamento giuridico prevede che tutti i candidati a qualsiasi carica pubblica elettiva non abbiano un vincolo di mandato (mandato imperativo), cioè indipendentemente da ciò che dicono in campagna elettorale e da ciò che scrivano nel loro programma di “governo”, una volta eletti sono liberi di fare ciò che vogliono. Ed è giusto così, altrimenti l’attività politica o amministrativa potrebbe essere paralizzata dal cambiamento delle contingenze e un politico non potrebbe adeguarsi alla situazione ma avrebbe bisogno di un nuovo mandato elettorale. Questo però col tempo, in Italia, ma non solo, ha portato a degli abusi o a ciò che i cittadini, giustamente, vedono come tali: cioè promettere delle cose per poi fare l’esatto contrario una volta accomodatisi sulla poltrona.
Per evitare che i candidati pentastellati tradiscano il mandato elettorale il M5S ha stabilito per i propri politici di adeguarsi al sistema del mandato imperativo, introducendo un contratto (?) tra il candidato ed il Movimento, in questo caso con la Casaleggio e Associati SRL,  per il quale l’eletto che “tradisca” il programma elettorale debba essere punito con una sanzione di 150.000 euro. Fermo restando che non c’è nemmeno bisogno di leggere questo contratto per capire che è nullo e non potrebbe mai essere fatto valere in tribunale, rimane il fatto simbolico interno al Movimento che in pratica potrebbe espellere il politico riottoso e basta. Ebbene l’avvocato Monello ha fatto ricorso proprio perché questo contratto (ricordiamo, certamente nullo) a suo avviso tradirebbe l’attuale legislazione (e formalmente è così) e darebbe alla Casaleggio e Associati SRL la possibilità di stabilire la reale politica degli amministratori che sarebbero dei semplici dipendenti di una società privata e non politici liberi di autodeterminarsi.

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Francesco Corrado