All Star Game NBA, ecco la rivoluzione

ALL STAR GAME NBA, LA RIVOLUZIONE – C’è voluto del tempo ma alla fine i vertici della lega di basket più famosa del mondo hanno deciso di mettere mano alla storica formula della gara delle stelle. Come ormai era chiaro da tempo, l’All Star Game NBA aveva smesso di essere un evento sportivamente attraente. Una scialba esibizione di giocatori straordinari ma troppo preoccupati di riposarsi in vista del finale di stagione e con uno squilibrio tra Est e Ovest divenuto francamente imbarazzante negli ultimi anni. Da qui la decisione di dire addio alla classica divisione tra “conference” orientale e occidentale, e scegliere invece un sistema più rudimentale, ma anche più affascinante.

ALL STAR GAME NBA, COME AL CAMPETTO CON GLI AMICI – Per la prima volta nella storia dell’NBA infatti, nell’All Star Game NBA che si disputerà a Los Angeles nel 2018, non sarà più la provenienza a decidere in che squadra far giocare i campioni della palla a spicchi, ma due capitani, proprio come al campetto sotto casa. I due atleti più votati dal pubblico, uno per l’Est e uno per l’Ovest, avranno il compito di chiamare di volta in volta uno dei restanti 22 giocatori scelti per l’evento, senza limiti di provenienza. Le votazioni si apriranno il giorno di Natale, e il 18 gennaio si saprà l’esito della votazione. Come nelle passate edizioni i due quintetti titolari verranno selezionati al 50% direttamente dai tifosi e per il restante 50% da giocatori e giornalisti. Le 14 riserve (4 giocatori di backcourt, 6 di frontcourt e 4 indipendenti dal ruolo) verranno votate dai due coach delle conference.

UN PASSO IN AVANTI SIGNIFICATIVO – Questo cambiamento è stato reso necessario dalla deriva che aveva preso l’evento negli ultimi anni. Difese inesistenti, costate flirt con il tetto dei 200 punti, mancanza totale di pathos. Per ovviare a questi problemi si è decisa questa prima rivoluzione. Probabilmente non sarà ancora un passo determinante, almeno non quanto potrebbe esserlo mettere un reale premio in palio come il fattore campo nelle Finals, ma è l’indicatore che qualcosa sta davvero cambiando. E sarà veramente interessante vedere come i due giocatori più votati, mettiamo un LeBron e un Curry, sceglieranno i propri compagni di squadra, se con scelte di amicizia personale, se basandosi sul talento puro, e se questo potrà avere ripercussioni sui loro rapporti all’interno della lega. LeBron avrà il coraggio di scegliere Irving dopo che quest’ultimo ha detto quello che ha detto sul prescelto? Curry metterà insieme Durant e Westbrook? Una modalità insomma destinata a portare freschezza e interesse intorno ad un evento che rischiava di cadere nell’oblio.

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.