Agrigento, operazione Montagna: boss in libertà

Il Tribunale del Riesame di Agrigento ha fin’ora scarcerato 28 delle persone arrestate a gennaio nell’operazione Montagna. Gli avvocati difensori stanno ottenendo una grande vittoria contro gli inquirenti, dato che le udienze non sono ancora terminate ed il rischio che altri presunti boss vengano scarcerati è concreto, anzi probabilissimo, almeno così dice un magistrato che si occupa delle indagini. Nella maggior parte dei casi, ad avviso del Tribunale del Riesame, le motivazioni dei provvedimenti restrittivi della libertà personale emessi dal GIP non sono sufficientemente motivati. Per esempio nel caso di Antonino Vizzì, uno degli arrestati eccellenti, considerato il capo della famiglia di Raffadali, è stato rimesso in libertà perche ad avviso del Riesame mancano sufficienti indizi di colpevolezza.

Gli inquirenti attendono che il Tribunale depositi, entro 45 giorni, le motivazioni per poter ricorrere a sua volta in Cassazione. Nel frattempo i sospetti torneranno in libertà e la cosa preoccupa molto i magistrati che hanno condotto le indagini. Infatti nell’attività investigativa durata oltre due anni che ha portato agli arresti dell’operazione Montagna, per la prima volta, gli inquirenti hanno avuto la collaborazione di perone vittime delle estorsioni, il famigerato pizzo, una delle attività primarie più solide su cui si basa la forza della mafia che manifesta così il suo controllo sul territorio ed il relativo potere che ne consegue. Che queste persone, dopo una secolare omertà, fossero venute allo scoperto ed avessero denunciato glie estorsori, era una delle cose che più aveva rallegrato gli inquirenti che anche grazie a queste fonti erano riusciti a mettere su una delle operazioni di polizia di più vasta portata degli ultimi anni. Ora queste vittime di estorsione e collaboratori potrebbero incontrare tranquillamente per strada le persone che hanno denunciato e questo potrebbe comportare una maggiore diffidenza nei confronti dello stato e della sua efficienza e presenza.

A firmare i 63 provvedimenti dell’operazione Montagna fu il GIP Filippo Serio su proposta di tre PM della Direzione Distrettuale Antimafia, Camilleri, Ferrara e Sinatra coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Con questa operazione venero colpiti in modo durissimo ben tre famiglie della provincia, tra cui quella della Montagna che controllava una decine di paesi dell’entroterra agrigentino. Ebbene, a detta del Tribunale del Riesame, i cinque magistrati non sarebbero stati capaci di scrivere delle motivazioni plausibili per tenere in carcere gran parte delle persone appena arrestate. Attendiamo tutti con ansia le motivazioni del Tribunale del Riesame.

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Francesco Corrado