Test universitari: meno cultura generale, più logica

Il primo cambiamento riguarda i contenuti. Le domande a risposta multipla non saranno più 80, bensì 60. Diminuiscono drasticamente le domande di cultura generale, solo 5, che negli anni passati avevano creato non pochi problemi ai candidati. Proporzionalmente sono aumentate quelle di ragionamento logico: 25 su 60. Per ogni corso di laurea ci saranno, naturalmente, domande specifiche sulle materie di indirizzo. Per quanto riguarda Medicina, Odontoiatria e Protesi dentaria, i futuri studenti dovranno affrontare 14 domande di biologia, 8 di chimica e 8 di fisica e matematica. Anche i veterinari dovranno rispondere a 12 domande di biologia, 12 di chimica e 6 di fisica e matematica. Per accedere alla facoltà di Architettura si dovrà rispondere a 12 quesiti di storia, 10 di disegno e rappresentazione e 8 in matematica.
L’altra grande novità sono i tempi. Infatti i futuri candidati in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria non avranno più a disposizione 120 minuti, come gli anni precedenti, per poter sostenere la prova, ma 90. Anche i potenziali architetti dovranno adattarsi a queste nuove tempistiche, loro che avevano a disposizione 15 minuti in più.
Il punteggio minimo per poter accedere al corso di laurea scelto sarà di 20 punti, il massimo di 90. Le risposte esatte valgono 1,5 punti, quelle sbagliate meno 0,4, mentre una risposta non data equivale a 0 punti.
Infine, l’ex ministro Profumo è riuscito ad introdurre il ‘bonus maturità’: gli studenti che hanno ottenuto un voto pari o superiore a 80/100 potranno avere dei punti in più, precisamene da 4 a 10.

E gli studenti che dicono? Naturalmente non sono contenti. Il portavoce dell’Udu, Unione degli universitari, Michele Orezzi sul sito ufficiale del sindacato ha fatto sapere che ci saranno mobilitazioni e ricorsi. Il punto che ha scatenato più scompiglio è l’introduzione del voto di maturità tra i fattori determinanti per accedere al corso di laurea. <<Il percorso scolastico è caratterizzato da tanti fattori differenti che spesso condizionano il voto finale; per non considerare il fatto che, purtroppo, a causa di una normativa scolastica da riformare, molto spesso il voto di una scuola non è corrispondente allo stesso voto di un altro istituto. Inoltre è assurdo pregiudicare l’accesso all’università ad uno studente che magari non ha avuto una carriera scolastica brillante, ma che sarebbe verosimilmente un bravo studente universitario e un ottimo professionista in futuro>>, ha commentato Orezzi in un comunicato. Sempre il portavoce dell’Udu fa sapere che proveranno a fare un ricorso collettivo per far analizzare nuovamente il decreto alla Corte Costituzionale.

Fonti: Decreto ministeriale n°334, www.istruzione.it, www.unionedegliuniversitari.it

di Flavia Donati

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