Tensione Italia-Francia: Macron “non voleva offendere gli Italiani”, e Conte andrà a Parigi

Tensione Italia-Francia: telefonata nella notte tra Conte e Macron. Il Presidente francese “non voleva offendere gli Italiani”. Confermato l’incontro di domani all’Eliseo. Nel farttempo l’Aquarius cambia rotta e punta alla Sardegna.

È ancora aperta la partita tra Italia e Francia. Non per rievocare ricordi calcistici che stanno scomodi ai nostri cugini oltreconfine, ma nella crisi diplomatica tra Italia e Francia non è ancora il momento del triplice fischio. Dopo l’infelice uscita del presidente Macron l’Italia non ci sta, e vuole le scuse. Attraverso il portavoce del suo partito, En Marche, e poi attraverso il portavoce del governo, Macron ha attaccato il nostro Paese senza mezzi termini, definendolo “irresponsabile e cinico” sui migranti, con una linea “vomitevole” sull’accoglienza e un governo impegnato a “strumentalizzare” politicamente il dramma degli sbarchi. Sul caso Aquarius si apre una crisi diplomatica che travolge tutta l’Europa. Le dure parole del presidente francese sono state condivise dalla Spagna, che accoglierà la nave Aquarius, con 629 persone a bordo, nel porto di Valencia. La neo ministra spagnola della giustizia, Dolores Delgado, ha ammonito l’Italia, parlando di “responsabilità penali internazionali” per aver violato i trattati sui diritti umani. Di diverso avviso è, invece, la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha speso per l’Italia parole più comprensive: “L’Italia è in emergenza, serve una soluzione europea” e, sostenendo che “non può essere questa la strada”, ha bloccato il piano del Ministro dell’Interno tedesco, che voleva stringere sull’accoglienza. In Germania, anche il Ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas, si è associato alla linea della Merkel, affermando: “Troppo tempo abbiamo lasciato sole Italia e Grecia”, mentre Juncker, il Presidente della Commissione Europea, definisce eccezionale la sfida migratoria affrontata dall’Italia negli ultimi anni. Anche i Ministri degli Affari Europei ammettono: “Non abbiamo fatto abbastanza”.

 

La posizione tedesca, a ben vedere, è confermata dai dati sull’immigrazione. Secondo il rapporto Eurostat del marzo 2018, in Italia soltanto i richiedenti asilo, nel 2017, sono stati 126.000, ovvero 2.089 ogni milione di abitanti. Non rientrano nel conteggio dei richiedenti asilo gli immigrati irregolari, i quali sembrano essere 600.000, come confermato dalla stessa Laura Boldrini in un twitter di ieri dall’ hashtag #Salvini è disperato, in cui accusa il Ministro dell’Interno di strumentalizzazione politica e ridicoli toni trionfalistici. Al di là dei rimbecchi tra politici nazionali e del botta e risposta con Macron, il problema sull’immigrazione è serio e complesso, perché va affrontato senza dimenticarci che in ballo ci sono diritti umani fondamentali, come il diritto d’asilo, sancito all’art. 10 della nostra Carta Costituzionale, che prevede che lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. È per questo motivo che l’Unione degli Stati europei deve rimanere a maggior ragione “unione” di fronte a un tema così delicato. Si discute in queste ore della modifica del Regolamento di Dublino, il trattato europeo che regola le procedure d’asilo e impone che ciascuna richiesta internazionale sia gestita dal Paese europeo dove ha messo piede per primo il nuovo arrivato. Tuttavia dal 2016 quasi tutti i Paesi europei hanno aumentato i controlli alle proprie frontiere, scaricando l’onere dell’accoglienza su Italia e Grecia, che si sono trovate ad occuparsi di migliaia di persone. I due Paesi, insieme alle organizzazioni per i diritti dei migranti, sostengono ora la bozza di riforma del regolamento che prevede una serie di requisiti volti a facilitare il trasferimento dei richiedenti asilo dagli Stati di primo approdo verso il paese UE dove vorrebbero andare a vivere. Chissà se anche la Francia la pensa allo stesso modo, dato che nel 2017 sono stati 45 mila i profughi intercettati dai gendarmi e rispediti a Ventimiglia nel giro di 48 ore, rendendo sempre più impenetrabile ai migranti che arrivavano dall’Italia la “diga” alzata in Costa Azzurra. Sono 10 mila i migranti respinti al confine da gennaio ad oggi, mentre 170.000 quelli accolti dagli Italiani, a fronte dei 16.000 che hanno trovato accoglienza in Spagna.

 

E mentre Macron, dal quale Salvini pretende le scuse ufficiali, dichiara di “lavorare mano nella mano con l’Italia”, aggiungendo oggi un “non volevo offendere gli Italiani”, sembra che Conte, fino a ieri orientato a rinviare l’incontro all’Eliseo previsto per il vertice di venerdì poiché sosteneva non ci fossero le condizioni, si presenterà domani al colloquio con il presidente francese. Nel colloquio telefonico di stanotte, Macron avrebbe detto a Conte che le parole sull’Italia “non erano parole sue”. Intano il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero, ha definito inaccettabili i toni della Francia, mentre il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha annullato l’incontro di ieri a Parigi con il suo omologo francese Bruno Le Maire. L’ultima voce nel coro quella di Papa Francesco: “I migranti non sono numeri”.

Mentre l’Aquarius, diretta a Valencia, cambia rotta nella notte per attraccare in Sardegna in attesa del miglioramento delle condizioni del mare, l’Italia ha accolto ieri a Catania 900 migranti che hanno viaggiato a bordo della nave “Diciotti” della Guardia Costiera. Consapevole dell’urgenza della ridefinizione delle norme europee sul ricollocamento, l’Italia è soddisfatta per essere riuscita ad “attirare l’attenzione” del resto dell’Europa su una questione che vede centrali i diritti di uomini, donne e bambini che sperano nel futuro.

 

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Ramona Bastiani

Io so di non sapere, diceva Socrate, ed è questo che mi spinge ad incamminarmi su sentieri inesplorati. Da sempre appassionata di classici greci e latini, mi laureo in...lettere, diranno i lettori...e invece no: giurisprudenza. Armata di pazienza e di coraggio, dritta verso l'ostacolo: il concorso in magistratura. Nel frattempo, pratica forense e tirocinio al Tribunale penale si sono presi il loro spazio. Mi piace esprimermi, in qualsiasi forma, se non esiste la invento. Parlando, ballando, facendo shopping, suonando la fisarmonica, interpretando norme di legge o scrivendo versi in rima, io devo dire la mia. Quale occasione migliore del giornalismo? Mentre mi godo le mie metamorfosi, non rinuncio alla pizza e alla zumba.