Strasburgo: sì al solo cognome della madre

La coppia da quel momento si è fortemente battuta per far sì che tale diritto gli venisse riconosciuto. Nel 2001 i due, infatti, presentano ricorso al Tribunale di Milano che fa notare che, sebbene non vi sia alcuna disposizione per cui un neonato debba essere registrato con il cognome del padre, è una regola che corrisponde ad un principio ben radicato nella coscienza sociale e nella storia italiana. Dopo la sentenza di appello che riconferma quella di primo grado, i due coniugi decidono di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per violazione dell’articolo 14 (che proibisce le discriminazioni) e dell’articolo 8 (rispetto privacy della vita familiare).
La Corte europea di Strasburgo oggi dà pienamente soddisfazione alla coppia, stabilendo che i genitori hanno diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome materno. Nella sentenza, che diventerà definitiva tra 3 mesi, i giudici hanno quindi comprovato la violazione sia dell’articolo 14 che dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte del nostro Paese.
I giudici quindi riconoscono la discriminazione tra coniugi e il non rispetto della vita familiare e privata compiuta dallo Stato italiano nei confronti della coppia di Milano, sostenendo che “l’inesistenza di una deroga alla regola del solo cognome paterno nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne.” Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi.
La Corte ha quindi invitato l’Italia ad “adottare riforme legislative” o di altra natura che possano “rimediare alla violazione riscontrata.”

In tarda serata il Presidente del Consiglio Letta commenta su Twitter: “Strasburgo ha ragione. Adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati è un obbligo.”
Si tratta di un cambiamento storico per l’Italia e per le donne a cui, per la prima volta, viene riconosciuto un diritto essenziale che prima costituiva una vera e propria discriminazione tra uomo e donna. Alessandra Cusan non solo può godersi la goia di una tanto desiderata sentenza a suo favore, ma può considerarsi l’artefice di questa svolta epocale italiana. Il suo commento immediato alla decisione di Strasburgo è stata: “Sono ovviamente entusiasta, è un altro passo avanti verso il progresso e servirà soprattutto ai nostri figli.”

 

 

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ilaria maria lembo

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