Sovraffollamento carceri: tutto il mondo (non) e’ paese

Ma il pianeta si adopera come può, in relazione alla cultura, all’organizzazione interna, attraverso concetti molto pratici come dimostrato a più riprese dall’Inghilterra laburista di Blair, potenziando le unità in funzione dell’emergenza e concordando una riduzione di pena a quei detenuti con sentenza di 4 anni. I vicini di oltralpe invece tagliuzzano quà e là certi numeri in funzione delle leggi precedenti, incidendo così sulle pene minime. Creano inoltre l’alternativa, pratici e pragmatici come sono di natura si adoperano con tutte quelle possibilità socialmente utili: lavori extramurari monitorati dagli organi di sicurezza, braccialetti elettronici, arresti domiciliari, settori rieducativi.

Ma il mondo, si sa, è grande, sferico e in grado di accogliere le più bizzarre concentrazioni ideologiche. I vietnamiti ad esempio non riescono proprio a contenere il disagio del sovraffollamento: sarebbe un’eresia sostenere che non ci abbiano provato, che non abbiano mai trovato strade alternative alla fucilazione. Sarebbe un giudizio del tutto immorale rimproverarli di attentati all’umanità, perchè questo Paese in effetti un approccio introspettivo lo ha avuto. E scavando e riscavando nell’ Io, ha inizialmente virato verso l’iniezione letale. Si si, perchè anche loro volevano emanciparsi, stare al passo con i tempi, distaccarsi insomma da quell’aurea brutale dentro cui venivano proiettati.  Ma qualcosa accade in questi tre anni, non si riesce più a procurare il componente per la produzione del liquido, quindi il Paese allunga gli occhi a oltranza e costernato annuncia di dover tornare alla fucilazione.

L’Italia invece prende ancora un pò di tempo per riflettere, non si possono potenziare gli Istituti, l’indulto va riaggiornato, rivalutato, e il castello dormiente della Cancellieri e compagnia bella nessuno si azzarda troppo a disturbarlo.

di Nicoletta Renzetti

 

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Nicoletta Renzetti

editor di ld24 cronaca di roma..eee

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