Sindone: a tu per tu con il prof. Barberis

E’ iniziata il 19 aprile scorso e si conclude oggi 24 giugno l’ostensione della sacra Sindone che ha portato nella città di Torino circa un milione e mezzo di pellegrini, tra i quali il tanto atteso pellegrino d’eccezione Papa Francesco. Da sempre questo telo di lino, che avrebbe avvolto il corpo di Gesù, affascina i credenti e tormenta gli scienziati. Sulla formazione di questa sagoma umana ancora molti interrogativi e poche risposte certe. Per saperne di più intervistiamo uno dei massimi esperti in materia, il prof. Bruno Barberis docente di fisica matematica all’Università degli Studi di Torino e direttore del Centro Internazionale di Sindonologia.

 

Professore, partiamo da un excursus storico …

Per quel che concerne il “periodo europeo” che inizia da metà del 1300, quando già vennero indette le prime ostensioni nella città di Lirey a 150 km da Parigi, risulta abbastanza semplice ricostruire il percorso fatto dalla Sindone in quanto abbiamo notizie di archivio ben dettagliate. Sostanzialmente, il telo, di proprietà di Geoffroy de Charny, è stato conservato nella chiesa di Lirey ed è rimasto in possesso dei suoi eredi fino alla metà del 1400, quando l’ultima discendente, Marguerite, a causa della Guerra dei 100 anni, fu obbligata a fuggire e si rifugiò a Ginevra ospite dei Savoia ai quali cedette la Sindone.
I Savoia, successivamente, la spostarono nella Sainte Chappelle a Chambéry, capitale del loro Ducato, dove la conservarono fino al 1578 quando, trasferirono la Sindone a Torino, divenuta capitale del Regno e lì vi rimase quasi stabilmente.
Per quel che riguarda, invece, il periodo precedente quello europeo, le notizie sono meno dettagliate e precise. Alcuni indizi suggerirebbero l’ipotesi molto plausibile secondo la quale, nel 1204, durante la IV Crociata, la Sindone sia stata conservata a Costantinopoli. Secondo alcuni storici, infatti, viene ipotizzato che il Mandylion, un piccolo telo raffigurante il solo volto di Cristo e conservato nella città di Edessa per diversi secoli, per poi essere trasferito a Costantinopoli a metà del X secolo, coincida con la Sindone. L’ipotesi è che questo Mandylion non sarebbe stato altro che la Sindone ripiegata in 8 parti in modo da nascondere il corpo segno di morte e mostrare solo il volto, facilmente interpretabile come immagine miracolosa. Ciò che è certo è che non ha senso supporre, come fatto da molti, che la Sindone non sia esistita prima del 1200 solo perché non si hanno notizie certe risalenti ad epoche precedenti. Ragionando in tal senso, infatti, si dovrebbe negare l’esistenza di molti fatti e oggetti antichi sui quali non sono pervenute ai nostri giorni indicazioni dettagliate e precise.

 

Qual è l’ipotesi più accreditata in merito alla formazione della sagoma umana visibile solo da un lato del telo e delle macchie di sangue?

Per quanto concerne le macchie di sangue, trattandosi di un fluido ed essendo ormai certo che si tratti di sangue umano di gruppo AB, è evidente che queste si siano formate per contatto. È impensabile, infatti, che questo sangue sia stato posizionato con strumenti quali un pennello o una spatola in quanto, in primo luogo si noterebbe il metodo di trasferimento e in secondo luogo sulla Sindone non è soltanto presente sangue sgorgato da una ferita a cuore pulsante, ma anche sangue dissierato, cioè circondato da un alone di siero, che fuoriesce unicamente da un cadavere. È impensabile che qualche artista, specialmente in un’epoca in cui non si sapeva nulla sulla composizione del sangue umano, avesse potuto pensare di riportare su un telo prima il sangue rosso e poi il plasma trasparente per rendere questo effetto.
Ben diversa e più complessa è la situazione dell’impronta. Siamo certi che non si tratti di un dipinto o di un’opera di un artista perché le caratteristiche chimico-fisiche della sagoma non consentono di sostenere quest’ipotesi. Nessun pigmento o colorante è stato infatti rinvenuto sul telo. Comunque, anche nel caso si trattasse di un’impronta lasciata da un cadavere, annoveriamo diverse caratteristiche che non appaiono altrimenti riproducibili. Partendo, ad esempio, dall’assenza di deformazione, se si immagina un contatto diretto tra un telo ed un cadavere, essendo il corpo umano una superficie curva e non piatta, ci si aspetta di trovare un’immagine deformata, cosa che non invece non è. L’immagine che vediamo sul telo è una proiezione ortogonale ed è pertanto incompatibile con un contatto. Inoltre si tratta di un’impronta formatasi sicuramente dopo le macchie di sangue in quanto nei punti del telo in cui erano presenti queste macchie che, per cause esterne si sono staccate, non è presente alcuna traccia di impronta. Inoltre, l’unico metodo fino ad oggi conosciuto, con il quale è stato possibile imprimere su di un telo similare un’impronta con la stessa estrema superficialità (qualche millesimo di millimetro) è quello dell’utilizzo di una sorgente laser fatta funzionare per qualche miliardesimo di secondo. Se la si adoperasse per un intervallo più lungo, il colore andrebbe più in profondità fino a perforare il telo. È comunque evidente che l’impronta della Sindone possa essere stata realizzata con un laser. È interessante osservare come tutte queste caratteristiche appaiano incompatibili con qualunque ipotesi ad oggi proposta.

 

Cosa ci dice in merito all’esame del carbonio 14? Cosa ha rivelato?
L’esame del C14 è il miglior metodo, ad oggi, per datare oggetti di origine biologica, quindi contenenti carbonio. Nel 1988 fu tagliato un campione di Sindone da una zona marginale del telo, diviso in parti e dato a tre laboratori, che lo datarono con questo metodo, ottenendo come risultato un’epoca medievale, con una data compresa tra il 1260 e il 1390 d.C. Una data, che, se confermata, sarebbe la più chiara dimostrazione che il telo nulla ha a che vedere con Cristo. Numerose polemiche precedettero, accompagnarono e seguirono questa operazione. La prima considerazione da fare è che i tessuti possono essere datati con questo metodo, ma esiste il rischio che possano subire contaminazioni legate all’ambiente nel corso della loro vita.
Un’altra considerazione va fatta in merito al punto del prelievo, certamente non il più adatto, innanzitutto perché unico e poi perché marginale, ben sapendo, tra l’altro, dagli studi del ’78, che la Sindone non è omogenea ma che campioni di fibre prelevati in punti lontani tra loro avevano caratteristiche diverse. È evidente che sarebbe stato molto meglio fare più micro prelievi sparsi, in punti scelti casualmente sul telo, in modo tale che la media di questi risultati potesse essere rappresentativa di tutto il telo e non solamente di una zona marginale, peraltro interessata da una macchia d’acqua provocata probabilmente nel ‘500 in occasione di un incendio per raffreddare la cassetta che conteneva la Sindone.
Un’ultima considerazione da fare è che, dato che gli studi effettuati appurano che l’impronta sia quella del cadavere di un crocifisso e considerando che in epoca medievale la crocifissione era una pratica abbandonata da almeno sette secoli e che non si avevano conoscenze dettagliate di come venisse svolta, l’unica spiegazione plausibile per collocare la Sindone in epoca medievale è che un falsario abbia crocifisso un uomo, abbia riportato sul suo corpo tutte le lesioni e i traumi che i vangeli attribuiscono a Cristo per poi avvolgere il cadavere in un telo, ottenerne un’impronta e spacciarla per quella di Cristo. A parte l’originalità della storia, bisogna anche supporre che questa persona conoscesse perfettamente la tecnica necessaria per ottenere l’impronta, la stessa impronta che oggi, nel 2015, nessuno è mai riuscito a riprodurre.

 

Tra le diverse pubblicazioni a suo nome, troviamo il libro “Il caso Sindone non è chiuso”, mi viene quindi spontaneo chiederle: quando lo si potrà chiudere?
Mi piacerebbe tanto saperlo ed avere una risposta certa. L’unico modo per tentare di chiudere questo caso irrisolto è proseguire nelle indagini, indagini che ovviamente hanno bisogno di nuovi dati. Gli ultimi dati ricavati “ad ampio spettro”, risalgono al 1978, in quanto nel 1988, in occasione della datazione al radiocarbonio, si perse una grande opportunità. Infatti all’epoca, i tre laboratori incaricati, si rifiutarono, in modo a mio giudizio immotivato, di effettuare analisi chimiche, biologiche e fisiche non distruttive sui campioni che erano stati tagliati dal telo prima di effettuare la datazione al radiocarbonio. In ogni caso sono passati molti decenni e sarebbe comunque sensato e necessario poter effettuare nuove analisi non distruttive con i moderni strumenti oggi a disposizione, enormemente più sofisticati di quelli disponibili nel 1978. Al giorno d’oggi sarebbe infatti possibile effettuare prelievi di parti di fibre di qualche micrometro di spessore, quindi assolutamente non visibili ad occhio nudo e ciò nonostante sufficienti a ricavare importanti informazioni. Sarebbe necessario nominare una commissione internazionale atta a decidere quali analisi condurre, senza trascurare il fatto che bisognerebbe ottenere l’autorizzazione della proprietà, vale a dire la Santa Sede. Quindi purtroppo non posso dirle se e quando il caso Sindone verrà chiuso: mi piacerebbe ma non posso.
 “La Sindone: provocazione all’intelligenza e messaggio universale” è il tema del concorso multimediale rivolto agli studenti delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado del Piemonte e della valle D’Aosta che l’Ufficio Scuola della diocesi di Torino, la Commissione diocesana per la Sindone e il Centro internazionale di Sindonologia hanno indetto quest’anno in occasione dell’ostensione della Sindone. Con quale intento è stato concepito questo concorso? Qual è stata la risposta dei più giovani?“
Questo concorso ne ripete alcuni analoghi che si erano svolti durante le precedenti ostensioni. Nasce dall’idea di voler far riflettere i bambini e i ragazzi sul significato di un evento di tale portata, un evento di grande risonanza e che coinvolge persone provenienti da tutto il mondo. Il risultato è stato molto soddisfacente, ha coinvolto parecchie centinaia di studenti per un totale di un centinaio di opere realizzate. Sono emersi spunti di riflessione molto interessanti: alcuni ragazzi hanno affrontato l’argomento da un punto di vista scientifico, realizzando, ad esempio, documentari e video in pieno stile “Super Quark”, altri studenti hanno invece preferito riflettere sul messaggio che l’immagine stessa trasmette, soffermandosi sulle sofferenze e le ingiustizie di oggi. Il 3 giugno è stata organizzata la premiazione dei vincitori nella Chiesa del Santissimo Sudario e i prodotti premiati verranno inseriti sul sito della diocesi di Torino e diffusi sui social.

barberis

 

@Fedefra85

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Federica Casciato