Sequestro Calevo: l’inchiesta si allarga a quindici persone

Gli arrestati, per il momento, sono quattro ma il procuratore e coordinatore della Dda di Genova, Michele Di Lecce assicura: <<Altri arresti sono possibili, probabilmente non verranno effettuati nelle prossime ore anche se non si può escludere del tutto. In questo momento si stanno analizzando nuovi spunti>>. La mente del sequestro, Pierluigi Destri è un imprenditore edile settantenne che è stato scoperto analizzando i dati telefonici. Suo nipote Davide Bandoni, ventitreenne, era uno dei rapitori che insieme a Fabjion Vila, operaio albanese, ha attivamente costretto Calevo allo stato di prigionia. Il quarto arresto, avvenuto solo ieri, ha coinvolto Simon Halilaj ventiseienne dipendente di Destri, anche lui carceriere di Andrea.

 
È proprio Calevo a descrivere i momenti dei suoi giorni di prigionia: la stanza in cui è stato segregato era <<piccolissima. C’era una rete con un materasso. Io mi alzavo quando pensavo che fosse mattina e mangiavo due arance. Nella stanza avevo due secchi, uno pieno d’acqua e il secondo che usavo come gabinetto. Per altre esigenze fisiologiche mi portavano un sacchetto che tutti i giorni ritiravano>>. Andrea dichiara noltre <<Non avevo la nozione del tempo, riconoscevo il giorno dalla notte dalla temperatura della mia prigione. Sapevo che eravamo alla fine dell’anno, cercavo di sentire i botti, e non udendoli ho pensato di essere in un posto molto isolato. Invece non era ancora San Silvestro>>. Ammette, com’è naturale, di aver avuto paura, soprattutto col passare dei giorni: <<Mi hanno picchiato solo una volta, quando non volevo scrivere a mia madre per il riscatto. Ho temuto di non tornare a casa, ho pensato anche che mi potessero uccidere. E mi sono spaventato quando hanno cominciato a parlarmi che mi avrebbero potuto vendere a chi mi avrebbe trattato molto peggio>>.
 
E ora, dopo aver passato la notte di San Silvestro in famiglia, con la sorella, la fidanzata e la madre, le parole di Andrea mostrano una serenità ritrovata una nuova serie di consapevolezze: <<Abbiamo festeggiato e mangiato insieme. Sono rimasto quindici giorni senza far niente, da solo. Ho dormito e sono rimasto sdraiato per quindici giorni. Ho voglia di parlare, di stare con loro e festeggiare>>. Entusiasta è anche il paese di Lerici, dove numerosi striscioni festeggiano la liberazione dell’imprenditore. Questa felicità, insieme all’entusiasmo di Andrea, rimanda alle parole pronunciate da Calevo all’indirizzo dei rapitori: <<Grazie, mi avete fatto rinascere>>. 
 

 

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Alessandra Corsini

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