Sei sieropositivo? E io ti arresto: la Grecia democratica

Si tratta di prove forzate dell’Aids che la Grecia ha optato di attuare come politica sanitaria a fronte di una malattia destinata comunque ad espandersi a macchia d’olio: lo spaventoso aumento del contagio del 200% dal 2011 che non tiene alte le aspettative con la riduzione dei centri di trattamento, dimezzati. Il decreto in questione che riguarda ‘la restrizione della trasmissione di malattie infettive’, attribuisce carta bianca agli organi di polizia. Trattenere quindi arbitrariamente qualsiasi persona per sottoporla a prove e controlli obbligatori.

Una norma già entrata in vigore nel 2012, con l’indignazione del mondo intero, Italia compresa, che per mano della Lega italiana per la lotta contro l’Aids aveva ammonito severamente la Grecia, portando alla luce le gravissime violazioni dei diritti umani. Violazioni che riguardavano l’arresto di 20 prostitute, sottoposte forzatamente al test, le cui foto sono poi apparse sui portali della polizia di Stato, a pochi giorni dalle elezioni nel Paese ellenico. Le portatrici del virus, denominate ‘bombe sanitarie’, finirono in carcere per poi essere assolte lo scorso marzo, mentre ai clienti il ministero propose di sottoporsi al test.

Ma il decreto non scherza, ce n’è per tutti, anche per quelle malattie di altro genere quale tubercolosi, epatite, malaria e sifilide. E quando la Grecia fa la conta all’arresto, il dito ricade sui tossicodipendenti ma solo per via venosa, immigrati senza documenti alla mano e persone che non vivono in condizioni d’igiene (più comunemente chiamati clochard) che ringraziano, con l’inchino.

Ma alle accuse delle ONG che denunciano il Paese, la Grecia risponde con le faccine sorprese degli emoji: rimane in stand by, guardando assorta il grande capo tedesco che non se ne cura molto. Di fianco agli atti di forza non c’è traccia di un piano d’emergenza sanitaria, non ci può essere. Ma ci sono invece i risultati di una recessione trascinante: l’aumento dei suicidi del 20%, l’impossibilità di somministrare cure adeguate che non si arresta dal 2007, la chiusura delle strutture sanitarie. Le carceri però, almeno quelle, sembrano essere un buon punto di ritrovo.

di Nicoletta Renzetti

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Nicoletta Renzetti

editor di ld24 cronaca di roma..eee

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