Scuole paritarie: Ici? Il “si” della Cassazione

Anche le scuole religiose sono tenute a pagare l’Ici poiché non sono attività che possono godere dell’esenzione: la Corte di Cassazione ha riconosciuto così la legittimità della richiesta avanzata nel 2010 dal Comune di Livorno agli istituti scolastici del territorio gestiti da enti religiosi. Ecco cosa si legge nella nota del Comune: «è da sottolineare che questo genere di pronunciamento da parte della Corte di Cassazione è il primo in Italia sul tema specifico». Con le sentenze n. 14225 e 14226 la Suprema Corte ha, di fatto, ribaltato quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio. Senza possibilità di equivoci, il contenuto delle due sentenze sancisce che “poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, senza che a ciò osti la gestione in perdita». A tale proposito il giudice di legittimità ha precisato che è giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, risultando sufficiente l’idoneità tendenziale dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio. E cioè il conseguimento di ricavi è di per sé indice sufficiente del carattere commerciale dell’attività svolta. In altri termini, le scuole paritarie sono attività commerciali e, come tali, devono pagare le tasse.
Il contenzioso che vede contrapposti il Comune di Livorno e due istituti scolastici paritari, è sorto nel 2010 a seguito della notifica, da parte dell’ufficio Tributi, di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell’Ici, relativo agli anni dal 2004 al 2009 per una somma complessiva di 422.178 euro. La decisione della Suprema Corte, riapre una questione molto dibattuta nel Paese, ma soprattutto appare destinata a fare giurisprudenza aprendo la strada a probabili iniziative simili da parte di altri sindaci con conseguenze fiscalmente pesanti soprattutto per la Chiesa cattolica, che gestisce il 63% delle scuole paritarie presenti sul territorio nazionale. Basti pensare che l’attuale esenzione dal pagamento dell’imposta sugli immobili consente alle scuole di schivare circa 500 milioni all’anno di tasse altrimenti dovute.

Ovviamente le due sentenze hanno immediatamente scatenato una bufera di reazioni e polemiche provenienti dal mondo politico e religioso.
Secondo i vescovi italiani, infatti, quella della Cassazione è una «sentenza pericolosa», «ideologica», che intacca gravemente «la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall’Europa», mettendo fortemente a rischio la sopravvivenza degli istituti paritari. Il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, interpellato dall’ANSA, invita chi è chiamato a prendere decisioni a «essere meno ideologico» e avverte: «Non ci si rende conto del servizio che svolgono gli istituti pubblici paritari». «Sono sentenze che lasciano interdetti, perché costringeranno le scuole paritarie a chiudere» ha commentato don Francesco Macrì, presidente della Fidae (Federazione istituti di attività educative), il quale ha sottolineato come le paritarie siano «scuole che hanno già dei bilanci profondamente in rosso e che allo Stato costano quasi nulla, pur garantendo un servizio alla equiparabile a quello statale. A differenza di quanto capita in Europa – ha aggiunto Macrì – dove le scuole paritarie vengono sostenute in tutti i modi in Italia vengono continuamente penalizzate e quindi costrette a sparire. E sparendo, sparisce una dimensione importante della struttura organizzativa ed educativa della Nazione».

Diffusa solidarietà alle paritarie è arrivata dal mondo politico. «La sentenza rischia di mandare a zampe per l’aria non pochi istituti. Questi istituti vengono assimilati a realtà commerciali, ma in realtà svolgono un servizio pienamente pubblico, spesso laddove lo Stato non riesce ad arrivare» ha detto Edoardo Patriarca (Pd), componente della Commissione affari sociali. Mentre Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur ha avvertito che «se le scuole paritarie devono pagare l’Imu, molte aumenteranno le rette o chiuderanno. Lo Stato, di conseguenza, dovrà trovare nuove risorse per costruire nuove scuole e gestirle e la parità scolastica non solo sarà minima nel nostro paese, ma proprio scomparirà». Critiche alla sentenza sono arrivate anche fa Forza Italia e NCD. Di tutt’altro avviso Luigi Sepiacci, presidente dell’Associazione Nazionale degli Istituti Non Statali di Educazione e di Istruzione, secondo cui le pronunce «riportano equità e ordine, ponendo fine ad un ingiustificato discrimine tra le scuole paritarie in base alla tipologia dell’ente gestore».

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@Fedefra85

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Federica Casciato