Scontro Renzi D’Alema: voto anticipato o scissione

Scontro Renzi D’Alema

Siamo alle solite, nel Partito Democratico riparte lo scontro Renzi-D’Alema: il primo invoca il voto subito mentre il secondo non esclude affatto l’ipotesi della scissione. Tra piroette e giri di valzer il governo Gentiloni va avanti, nonostante si abbiano seri dubbi sulla maggioranza che lo sostiene.

 

Accordo sulla legge elettorale entro il 13 febbraio, altrimenti urne subito: il segretario Matteo Renzi calza la mano e punta i piedi mentre Massimo D’Alema invoca la scissione se il “Legalicum” non verrà modificato. Il messaggio è “liberi tutti”. L’ipotesi di una eventuale rottura nel Partito Democratico non sembra poi così remota, tanto che l’ala più a sinistra del PD si è incontrata pochi giorni fa, al centro congressi Frentani di Roma. Tra i presenti: Roberto  Speranza, Arturo Scotto, Nicola Fratoianni e Alfredo D’Attorre, ma anche la Cgil, il fondatore dei comitati per il No al referendum Alessandro Pace e dulcis in fundo Livia Turco. Grande assente il governatore della Puglia Michele Emiliano che però manda un messaggio dopo aver invocato il congresso del partito e aver dato di recente la sua disponibilità di candidatura alle primarie. Sì, perché i dubbi all’indomani del 4 dicembre permangono ancora oggi su quelle che saranno le sorti del PD e di recente sembrano aprirsi nuovi scenari. Al voto con Renzi? Al voto con Renzi da una parte e la sinistra PD dall’altra? Congresso e cambio della guardia con un nuovo segretario, magari proprio Michele Emiliano? Nulla di certo per ora, quel che si sa lo si apprende dalle dichiarazioni dei piddini, D’Alema lancia la bomba invocando il “liberi tutti”, invitando i suoi a raccogliere «adesioni e prima di tutto fondi perché servono per lavorare e per essere pronti a qualsiasi evenienza», perché «non si cambia politica senza cambio di rotta e, aggiungo affettuosamente, senza cambio di leadership». Emiliano invece cerca ancora soluzioni condivise, a patto che Matteo Renzi faccia un passo indietro: «Se c’è un congresso, e mi auguro ci possa essere un’unica candidatura alternativa a quella del segretario uscente, e se io capisco che questa candidatura può essere utile e incarnata da me, non ho nessun problema. Se ce n’è un altro che funziona meglio di me non ho nessun problema a fare campagna elettorale per lui». Dall’ala renziana, invece, il mantra è: voto anticipato e, stessa spiaggia stesso mare, nessun cambio di leadership.

 

Tant’è che il presidente della commissione di garanzia del PD, Gianni Dal Moro, esclude categoricamente le primarie anticipate: «Le parole del presidente Emiliano non sono accettabili, perché demoliscono le regole di vita democratica del nostro partito. Emiliano invoca il congresso ma sa che le regole sono chiare in proposito e che la commissione nazionale di garanzia ne ha sempre assicurato il rispetto»,e  aggiunge Dal Moro: «Sotto la mia Presidenza abbiamo affrontato casi delicati e complicati e tutte le deliberazioni della Commissione di Garanzia, dove tutte le componenti sono rappresentate, sono state assunte con mai un voto contrario. Per questo non posso accettare quanto affermato dal Presidente Emiliano e cioè che si dica che se il Segretario Matteo Renzi non convoca ora il congresso non starebbe rispettando lo Statuto, perché è una falsità e mina la credibilità della Commissione che presiedo. Quanto deliberato invece a larghissima maggioranza nell’ultima assemblea nazionale del partito e quanto sin qui deciso dal segretario nazionale è pienamente nel rispetto delle regole».

 

@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli