Sardegna: sicuri fosse tutto inevitabile?

C’era qualcuno che avrebbe potuto evitare i morti, i dispersi, i feriti e la devastazione? Antonio Sanò, direttore di Il Meteo.it , è fra i primi a dare il via alle polemiche dicendo che <<modelli fisico-matematici avevano previsto già da giovedì quello che sarebbe successo lunedì>>. In poche parole: l’allarme è stato lanciato troppo tardi. Alle 14.12 di domenica pomeriggio il Centro funzionale della Protezione civile emana l’avviso di criticità elevata, il più alto sulla scala delle condizioni meteo avverse. Alle 16.30 la Regione manda ai singoli comuni i fax, i quali però giungono in uffici deserti. In serata, sui cellulari dei sindaci, lo stesso avviso arriva per sms. Alle 8 del mattino seguente nei municipi ci si organizza per far fronte all’emergenza, non immaginando la grandezza della furia che stava per scatenarsi. Ecco l’acqua che scende per ore e ore senza mai fermarsi, portandosi via tutto, devastando abitazioni e famiglie, fin quando in serata si iniziano a contare i primi morti. Eppure la Protezione civile segnalò con 12 ore di anticipo la criticità delle condizioni meteo, 12 ore determinanti in cui i singoli comuni avrebbero potuto organizzarsi. A oggi, stando all’ultimo bilancio, gli sfollati sono più di 500.

Come se non bastasse, la morte delle 16 persone e la catastrofe avvenuta sono al centro di due inchieste giudiziarie, una della Procura di Tempio Pausania per disastro colposo e l’altra della Procura di Nuoro per omicidio colposo. Gli inquirenti stanno verificando i piani di risanamento che si sono tenuti negli anni e l’eventuale mancata attuazione di misure concrete connesse all’allerta meteo. Al momento non ci sono indagati, ma la Magistratura ha richiesto alle amministrazioni coinvolte nella catastrofe i progetti, le delibere e tutto quello che possa consentire di far luce sulla vicenda.
Qualcuno forse avrebbe potuto delimitare (non evitare, certo) il danno, forse un’allerta considerata per tempo avrebbe evitato la morte di 16 persone. O forse no. Restano oggettive le responsabilità di quegli uffici comunali vuoti, restano le braccia aperte di quei sindaci che ripensano ai fax arrivati domenica, restano le macerie, i pianti, la distruzione e la rabbia.

Di Francesca Ferroni

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