Pisapia, prove da (non) leader del nuovo centrosinistra

Gli esponenti del campo progressista sono intervenuti sabato a Roma in piazza Santi Apostoli, luogo simbolo delle vittorie dell’Ulivo, per ripartire “Insieme” alla sinistra del PD. Giuliano Pisapia si è proposto come leader moderato per la “nuova casa comune dell centrosinistra” ma a rubargli la scena sono stati Bersani e D’Alema con le loro posizioni forti.

 

LA MANIFESTAZIONE – Il vasto scenario progressista che va da Mdp Articolo 1 a Possibile, dai Verdi a Sinistra Italiana, ma che comprende anche movimenti civici ed esperienze nate dal basso come i circoli territoriali di Campo progressista, ha lanciato la sua proposta alternativa più a sinistra del Pd e lo ha fatto tramite la figura di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano. La manifestazione ha riempito piazza Santi Apostoli come ai tempi di Romano Prodi e riunito molti degli scissionisti del partito di Renzi. Presenti, tra gli altri, Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema, oltre a una grande delegazione di Mdp e Bruno Tabacci di Centro democratico, già assessore al Bilancio della giunta Pisapia. I politici della nuova sinistra si sono riuniti sul palco sotto i due striscioni “Nessuno escluso” ed “Insieme”, movimento fondato da Pisapia.

 

LA NUOVA CASA COMUNE – «Ce l’abbiamo fatta, abbiamo dimostrato che con il coraggio si vincono le piccole e le grandi sfide. Da oggi parte una casa comune, inclusiva e innovativa. Serve discontinuità ma anche innovazione. Non possiamo far vincere gli altri, che non hanno idee e principi – dichiara nel suo intervento Giuliano Pisapia – come diceva Don Milani, la politica è trovare insieme una soluzione. Uscire dai problemi da soli è avarizia, assieme è politica. Da soli non si va da nessuna parte”. Per il leader di Campo Progressista le battaglie principali saranno il lavoro e lo ius soli. Secondo Pisapia eliminare l’articolo 18 è stato un grave errore, mentre sullo ius soli auspica che diventi prima possibile legge dello Stato e sulle tasse è stato netto: «Non meno tasse per tutti ma più tasse per chi ha di più». Pisapia però non può rimanere soddisfatto del suo primo grande intervento da protagonista a livello nazionale, perché chi è salito sul palco dopo di lui gli ha rubato la scena.

 

GLI INSODDISFATTI – Mentre Pisapia ha cercato di tenere uno spiraglio di discussione con Matteo Renzi, a sovrastarlo e chiudere nettamente rispetto all’ex premier ci hanno pensato Bersani e D’Alema. Il primo è intervenuto subito dopo Sala, dichiarando la sua aperta intenzione di «far partire una nuova soggettività politica in radicale discontinuità con quello che si è visto in questi anni» e non ha risparmiato critiche verso Renzi: «Non abbiamo fatto il vaccino obbligatorio contro l’antirenzismo. Non è che gira tutto intorno alla Leopolda. Noi abbiamo un pensiero: se ne prenda atto. Saremo un centrosinistra alternativo alla destra, sfidante nei confronti del M5S, discuteremo con tutte le forze di sinistra e centrosinistra sulla base di qualche criterio». Ancora più netta la posizione di Massimo D’Alema, che è riluttante rispetto all’idea della lista unica di Pisapia: «Andremo alle elezioni ognuno con la sua piattaforma. Se noi avremo un grande successo come io spero, sarà possibile riaprire un discorso con il Pd per spingerlo a tornare una forza che vuole fare il centrosinistra, perché il centrosinistra non è una parola, è una politica e la politica di questi anni non è stata di centrosinistra. Altrimenti non saremmo qua».

 

 

Vuoi commentare l'articolo?

maurizio Gaddi