Pigneto: un quartiere in contraddizione

Al mattino, il mercato rionale sfuma il grigiore delle mura dei palazzi con tonalità e odori genuini. Un piccolo bazar, dove le sensazioni cambiano metro dopo metro, di banco in banco. Prodotti enogastronomici, frutta e verdura e le solite cianfrusaglie indispensabili nelle nostre dispense. Buona qualità e prezzi convenienti. Il tutto arricchito da bancarelle di abbigliamento vintage, accessibili ai portafogli semivuoti degli studenti che popolano la zona, anche in vista dei prezzi degli affitti più contenuti rispetto alle zone centrali.

Nelle ore pomeridiane il formicolio non si arresta. Si svuotano i banconi e ci si prepara alla movida. Graziosi negozietti si affacciano sulla strada pedonale riempiendo di soddisfazione gli appassionati di musica, con vinili, strumenti e stampe di ogni genere ma ci si può ritrovare inaspettatamente a provare capi dal sapore retrò, che danno quel tocco di originalità in più, non certo per la marca in sovrimpressione. Non mancano le attività culturali e per i lettori incalliti, niente paura, con pochi euro si possono riempire gli scaffali vuoti della libreria di casa. Intanto tavoli dei bar si attrezzano e la passeggiata al Pigneto si gusta anche con l’olfatto. Per i romani doc, perchè no, un gustoso panino con porchetta rinomata di Ariccia, ma i sapori orientali si moltiplicano passo dopo passo. Si può mangiare giapponese o uno speziatissimo kebab. Tutto perfetto, se non fosse che, mentre ci si rifocilla magari con una birra fresca per combattere l’afa di agosto, l’odore di marcio proveniente dai cassonetti, malamente riempiti o ancora ricolmi dagli scarti della mattinata, rovini l’appetito.

Già nell’ora dell’aperitivo il quartiere della semplicità e della spensieratezza, cambia volto. Dopo pochi passi non è difficile imbattersi in possenti giovani, spesso extracomunitari, che con aria neanche troppo discreta, propongono ai passanti che a colpo d’occhio sembrano possibili acquirenti, un pò di hashish o dell’erba. Nulla di eccessivamente strano, se non fosse che la pantomima si ripete ad ogni angolo e con ogni viandante di giovane età. Che poi, se anche fossimo interessati alla trattativa, cercheremmo di certo un luogo più appartato rispetto ad una strada pedonale frequentata da famiglie e bambini. Anche per drogarsi ci vuole discrezione. Invece qui tutto accade alla luce del sole.
Mi imbatto in una aitante vecchietta sulla settantina, con una busta della spesa in mano che mi racconta: <<Abito nel quartiere da quando ero ragazzina. Mi piace. É tutto a portata di mano>>. E alla domanda <<E’ al corrente di episodi di spaccio e di illegalità nel quartiere?>>, si affretta a rispondere: <<L’altro giorno ho visto molte pattuglie della polizia: avranno preso qualcuno di questi ma non ne so molto, la sera vado a dormire presto!>>. Finita la passeggiata, in un piccolo negozietto, di quelli aperti fino a tarda notte, gestito da una coppia di origine pachistana, il titolare mi confessa di aver subito un furto pochi giorni prima, da parte di <<giovani ragazzi drogati e italiani>> ci tiene a precisare. Passino i singoli episodi, ma il degrado urbano prolifera laddove si sottovalutano le problematiche e le si archiviano come ordinaria amministrazione. Lo spaccio porta delinquenza e tutta una serie di conseguenze che allontanano i poveri cittadini, talvolta impauriti di imbattersi in episodi rischiosi, facendo convogliare in un unico punto tutte le piaghe. É un campanello d’allarme che risuona nella quotidianità di un ridente e genuino quartiere, appena periferico della Capitale. 

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di Maria Chiara Pierbattista

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Maria Chiara Pierbattista

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