Omofobia al Pride di Milano, Pisapia: «Lottiamo per i diritti di tutti»

L’uomo si stava recando verso il suo posto di lavoro, un negozio d’abbigliamento in corso Buenos Aires, in bicicletta, percorrendo via Sassetti: la molla che ha fatto scattare il suo aggressore è stato il suo comportamento alla guida. Un diverbio, delle parole sgarbate. Quello che accade normalmente per le strade di qualsiasi città. Ma l’aggressore si accorge che si trova davanti a una persona omosessuale; probabilmente tira a indovinare, si fa guidare dal cliché di una voce garbata e di un abbigliamento curato. Le offese dunque passano su un altro livello: quello relativo all’orientamento sessuale. Scende di botto dalla sua auto sportiva e assesta un pugno in faccia a Gianluca. Il naso si rompe, il sangue comincia a sporcargli la faccia, ma il ragazzo riesce ad arrivare a lavoro, per cercare il soccorso dei colleghi. Questi chiamano immediatamente il 118, Gianluca finisce in ospedale. Gli vengono prescritti quindici giorni di prognosi per trauma facciale, infrazione delle ossa nasali e cervicalgia. Poi la denuncia alla polizia, la speranza che l’aggressore venga identificato dal numero di targa, dall’aiuto dei testimoni oculari.

Tutto questo mentre, per le strade della città, sfilava il corteo del Gay Pride. Mentre il popolo Lgbt si batteva per affermare i propri diritti: migliaia di persone e la partecipazione del sindaco Giuliano Pisapia. Il primo cittadino di Milano ha così motivato la sua presenza al corteo: «Io non guardo indietro, rispetto le idee diverse dalle mie ma prendo atto che c’è una comunità che si sente ancora discriminata e dare il benvenuto a un corteo gioioso è importante per un sindaco, soprattutto per dire che lottiamo per riconoscere i diritti di tutti senza discriminare nessuno».

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Ma Gianluca è stato discriminato, ancora una volta, dall’ignoranza e dall’inciviltà. E non è il solo. Lo dimostra l’iniziativa dell’assessore comunale alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che ha creato un indirizzo mail apposito per le denunce di casi di omofobia. E proprio dall’assessore arrivano parole di solidarietà per Gianluca: «Da noi avrà tutto il sostegno possibile per affrontare le prossime settimane e compiere tutti i passi che saranno necessari a fare chiarezza sull’accaduto, nella speranza che chi lo ha aggredito possa essere identificato. Milano è e deve rimanere una città dove episodi di questo tipo devono essere condannati e isolati affinché il rispetto dell’altro, anche quando diverso da noi, guidi il comportamento di tutti». E, per dirla con lo slogan del Gay Pride, pare che il bisogno sia solo uno: passare «Dalle parole ai diritti».

di Alessandra Corsini

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