Nomine Rai: è partita la disumanizzazione di Foa

Tumulto e ansie negli uffici di viale Mazzini. Intorno alle 14.00 di un tranquillo venerdì di fine luglio Luigi di Maio si prodiga in un annuncio inaspettato, a bruciapelo: «Marcello Foa è stato scelto come nuovo Presidente della Rai, Fabrizio Salini sarà il nuovo AD».

55 anni, già caporedattore agli esteri presso Il Giornale e direttore generale del gruppo editoriale Timedia Holding SA e del quotidiano svizzero Corriere del Ticino, una sterminata carriera nel mondo del giornalismo, condita da numerose esperienze sul campo come inviato speciale in vari paesi quali Francia, Germania, Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica e da numerose collaborazioni con varie testate radiotelevisive (BBC Radio, Rai Radio 3, Rai 1, RSI, Rai2, Rai Radio 1, Radio 24, Canale 5, Italia 1, Rete 4, La7, CNBC, BBC, Russia Today, Arté), Marcello Foa scrive nel 2006 un primo saggio, intitolato “gli stregoni della notizia” cui seguirà nel 2018 una seconda versione “gli stregoni della notizia, atto secondo” entrambi editi da Guerini e associati.

Una persona ricca di competenze e di professionalità, contraddistinta, com’è solito affermare chi lo conosce bene, da un grande senso di ascolto e rispetto per le opinioni altrui. Una persona che come qualsiasi altra sbaglia e sbaglierà, ma che sa ammettere i propri errori, come da lui stesso ammesso durante un video di ringraziamento postato sui social nella serata di venerdì.

Stando ai titoli dei maggiori quotidiani nazionali evidentemente tutto ciò non basta. È partito il cancan teso alla delegittimazione di Foa. Il j’accuse mosso questa mattina dalle principali testate nazionali è una crasi di critiche spicciole costruite su tweet e retweet del Nostro. Fa sorridere ad esempio L’apertura del pezzo di Alessandro Trocino per il Corriere della Sera: «[…] Fabrizio Salini, proposto come amministratore delegato e di Marcello Foa per la presidenza. Il primo, ampiamente annunciato, è un manager molto competente con esperienze a Fox, Sky e La7, mentre su Foa, giornalista, sovranista, critico con il capo dello Stato e vicino alla Lega scoppia subito il putiferio». Atto di lesa maestà: vietato esprimere critiche riguardanti il Presidente della Repubblica. L’appellativo sovranista, ormai notoriamente sfoderato dai media per infangare il nome di chiunque provi a portare maggiore pluralismo, onestà intellettuale e soprattutto chiarezza nel dibattito, è un viatico per 20 anni di Governo Salvini. Ma qualcuno sembra non averlo ancora capito.

Non poteva esimersi dalle critiche La Repubblica: molto simpatico il titolone “Foa sovranista e filo-putin”. Per il quotidiano fondato da Scalfari essere sovranisti (e quindi credere nei principi fondamentali della Costituzione italiana) e tentare di distendere il clima nei rapporti con la Russia consisterebbe in un duplice atteggiamento criminoso e anti-democratico. È partita la caccia alle streghe.

Ora la palla passa al CDA della Rai: il Ministro Tria, insieme al premier Conte e al Consiglio dei Ministri, ha proposto i nomi di Foa e Salini, ma il primo dovrà ora ricevere la nomina dalla maggioranza dei 2/3 del Consiglio di amministrazione. Lapalissiano il no secco del PD, ci sarebbero 7 voti dei forzisti di mezzo, ma viste le passate collaborazioni dell’editorialista con doppio passaporto con il Giornale di Silvio Berlusconi (Foa lasciò la redazione nel 2011) e la presenza in CDA di Giorgio Mulè (ex collega di Foa al Giornale), non dovrebbero esserci sorprese dell’ultimo minuto.

Foa è anche vicepresidente dell’associazione Asimmetrie di Alberto Bagnai, senatore in quota Lega che da anni si impegna, nel ruolo di docente economico presso l’Università di Pescara, nello studio e divulgazione circa le criticità presenti nell’eurozona. Un ruolo, quello di Foa, che certamente non piacerà a chi per anni ha fatto dell’Euro un dogma inconfutabile.

Non temano i difensori dell’ordine costituito: Marcello Foa non censurerà, non brucerà libri in pubblica piazza, non metterà alla gogna giornalisti, editorialisti e intellettuali (questi ultimi in Rai prima dovrebbe trovarli). Semplicemente aggiungerà dei tasselli al grande puzzle del dibattito politico-economico: il popolo italiano, qualora ciò succeda, non potrà che ringraziarlo per il lavoro svolto.

 

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Federico Lordi