Niente più tagli a Istruzione e Ricerca

‘Atene non è lontana!’ è la scritta apparsa sullo striscione srotolato davanti al palazzo, sintomo di un disagio forte volto a denunciare lo stato di abbandono e crisi in cui versano gli atenei nazionali ormai da anni.
A seguito del definanziamento iniziato con la L.133/2008, infatti, in Italia si è avuta una riduzione dell’offerta formativa, delle borse di studio per i più meritevoli e del personale universitario: la qualità didattica è peggiorata e non si è più in grado di far fronte alle necessità dei ragazzi iscritti. Non è difficile tracciare le somiglianze fra questa situazione quasi al collasso e quella già vissuta dalla Grecia: a seguito delle politiche austere adottate per cercare di risollevare un Paese dalla crisi economico-sociale, l’anello più debole (quello universitario) ha ceduto, e così molti atenei hanno chiuso, compreso quello di Atene. All’Italia non manca molto: dal 2007 si è avuto un lento declino, a fronte del quale molti corsi di laurea hanno cessato di esistere e molti altri subiranno la stessa sorte nei prossimi anni.

La data scelta dai ragazzi, non solo romani ma di tutta Italia per mobilitarsi, non è stata casuale: il 15 ottobre è stata presentata all’Europa la nostra legge di stabilità. Da Roma, gli studenti chiedono poche semplici cose fra cui l’immediato rifinanziamento dell’università pubblica, politiche che permettano il proseguimento degli studi dopo il diploma e un fondo per le borse di studio che non faccia acqua da tutte le parti. Il nostro Paese è, in Europa, fra quelli con il più basso numero di laureati; tagliare sull’istruzione universitaria, non permettere a giovani volenterosi e preparati di usufruire dei benefici economici statali per via di una carenza di fondi è un attentato ai principi democratici di un Paese socialmente emancipato. I giovani sono gli unici in grado di rimettere in piedi un Paese in ginocchio come l’Italia: non dar loro nessuna garanzia per il futuro non è di certo una buona mossa nella partita al rilancio economico che da mesi ormai ci troviamo a giocare. Come può un Paese evoluto essere il gigante addormentato di una fiaba senza lieto fine? Come può essere lo Stato garante dei diritti ad annullare, congelando in potenza, ogni possibile azione? Questo è un Paese di giovani. Forse bisognerebbe, solo per un attimo, smettere di strutturarlo ad immagine e somiglianza dei vecchi.

di Elisa Mariella

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