Monegros, una vita “spezzata” nella festa

La musica dovrebbe essere solo ed esclusivamente uno strumento per unire, divertire, ballare e condividere delle emozioni insieme e mai un pretesto per uccidersi, uno strumento tramite il quale connettere le proprie anime sulla stessa linea, e non toglierla per sempre l’anima. Ma così non è stato, almeno per quanto riguarda lo scorso 1 giugno al Monegros Italia, una rassegna di musica techno, per i più fedeli “clubbers”, con i migliori deejay internazionali, dove una festa di musica si è ben presto trasformata in una delle vicende più drammatiche, squallide e tristi, perché un ragazzo di 24 anni ha perso la vita. Siamo a Castel Morrone, in provincia di Caserta, questo tipo di Festival, mai fatto in Italia poiché ogni anno viene fatto in un deserto vicino Barcellona, ha cambiato location per questo inizio estate, e si è deciso di organizzarlo all’Old River Park, un parco collinare dove già precedentemente altri deejay popolari della zona avevano suonato. L’intento di andare a questi party, che non sono propriamente rave, come si è letto, ma sono delle feste techno, dove la musica la si vive sulla propria pelle, è quello di passare una giornata ballando, magari in compagnia di amici, del proprio gruppo, senza pretesti o voglia di discutere. Solitamente le persone che si incontrano a queste feste si conoscono tutte, proprio perché amando la stessa musica si cerca di seguire le “feste” con i deejay preferiti. Ci sono assidui controlli, proprio per evitare episodi come quello accaduto, che se all’estero sono assolutamente “rari”, se non mai accaduti, in Italia, purtroppo a quanto pare no. Ci sono state polemiche sul fatto di voler interrompere la festa o meno, perché ovviamente continuare a ballare, mentre una persona in quel luogo ha perso la vita è una cosa blasfema e senza senso, come per dire continuiamo, tanto la morte di un ragazzo non ci tocca, ma purtroppo non è così.

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Antonio Franzese, di 24 anni, nel pieno della musica e del divertimento viene accoltellato, le dinamiche sono sconosciute, o sembrerebbe che gli inquirenti le stiano ancora studiando. Tutto sarebbe nato per una rissa, non si sa nulla della dinamica, potremmo suppore uno sguardo, una parola di troppo, rimane la certezza che invece di unire, in questo caso la musica ha ucciso. Dunque, sembrerebbe trovare conferma nel ferimento di altri ragazzi l’ipotesi della rissa alla base della morte di Franzese, avvenuta presso l’aria aperta dell’Old River in località Sopra Mulino a Castel Morrone, nel Casertano. Altri due ragazzi, infatti, sono rimasti feriti. I due hanno riportato ferite di arma da taglio e sono ricoverati in ospedale. Il 24enne deceduto sarebbe stato colpito con una coltellata al torace. I carabinieri del Comando provinciale di Caserta stanno ascoltando alcune persone. La festa doveva essere un pretesto per accostare il mondo della techno e i deejay internazionali, in una location all’aperto italiana, come accade spesso nelle maggiori mete turistiche, quali ad esempio Ibiza, ma partire da casa con un coltello in tasca esula da un comportamento tranquillo, e fa paura il fatto che un ragazzo o una ragazza che si recano a ballare della buona musica, con lo sfondo di un bosco, con la certezza di passare una bella giornata, debbano mettere in considerazione la possibilità di morire, e questa volta le droghe non c’entrano niente.

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Un “clubber” anonimo nell’espressione di un suo pensiero personale ha detto questo: “Complimenti a chi esce per andare a ballare e “divertirsi ” portandosi con sé coltelli o altre armi e l’immancabile voglia di litigare con il prossimo. Complimenti a finanziatori e DJ che seguendo la politica dello “show must go on” portano avanti un evento nonostante un morto. Complimenti anche a tutti coloro che stanno strumentalizzando l’accaduto per prendersela con Napoli e Napoletani, per non rimanere fuori moda. Non è la prima e probabilmente non sarà l’ultima volta che qualcuno perde la vita in un luogo in cui avrebbe dovuto solo divertirsi.
Questa è la vittoria di un sistema che divide impera e rende l’ignoranza un valore fondamentale per una convivenza agiata e purtroppo, dai famigliari agli amici della vittima fino ad arrivare agli amanti della musica elettronica (presenti o assenti), abbiamo perso tutti”. Io a mio parere, credo, che per ora, chi abbia veramente perso, per colpa degli altri, sia Antonio. Dunque, al di là delle dinamiche, dei torti e delle ragioni, mi sento di dire, Ciao Antonio.

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chiara caproni

Sono laureata in filosofia. Da quando andavo alle elementari mi sono sempre sentita dire che ero polemica, e ora che ho 28 anni lo sono ancora di più e ne vado fiera. Amo profondamente la mia famiglia e sono sempre dell'idea che si vive per amare. Fantasiosa e razionale convivo con una personalità doppia, che mi fa essere la persona più comprensiva del mondo, ma anche la più stronza. Credo che la maggior dote dell'essere umano sia saper ascoltare! -I love animals, write, and eat red velvet cake-