Matteo Salvini alla guida del centro-destra

È ormai chiaro che domenica scorsa a Bologna in piazza Maggiore non c’erano di certo le 100.000 persone twittate da Salvini; con l’aiuto della matematica, i Wu Ming ci hanno chiarito che ce ne sarebbero potute essere al massimo 10.000 a stare molto stretti. Ma il comizio di Lega e centro-destra ha segnato comunque uno spartiacque non da poco nel panorama politico nazionale. Era infatti palese da tempo che la Lega aveva preso il posto di FI come partito leader della destra italiana e l’adunata bolognese ne è stata una conferma; ma quello che era nell’aria e che non tutti volevano o potevano ammettere è la consacrazione di Matteo Salvini a guida del centro-destra.

 

Ormai era da molto che nei sondaggi il capo del Carroccio aveva superato l’ex Cavaliere nel gradimento degli elettori ma ora ne abbiamo avuto l’ufficialità. Non a caso Berlusconi ha fatto la sua prima apparizione pubblica da mesi proprio a un comizio della Lega, in una città che gli aveva sempre resistito ma che ha iniziato a cedere proprio sotto i colpi del populismo salviniano. L’ex Cavaliere ha dunque trovato finalmente il suo erede, non quello che si aspettava, magari, ma sicuramente uno che non si tirerà indietro quando suonerà la carica.

SalviniCome cambia adesso il quadro politico alla luce della nuova e conclamata leadership? I sondaggi danno la Lega come primo partito del centro-destra e terzo partito a livello nazionale dopo PD e M5S. Se corresse da solo, Salvini non otterrebbe dunque molto, pur potendo contare sui voti di estrema destra a cui ha fatto la corte a lungo. Una coalizione di conservatori, invece, potrebbe puntare quanto meno al ballottaggio. Lega-FI-FdI insieme sarebbero intorno al 30% (fonte EMG acqua per TG LA7) ma ad un eventuale ballottaggio con il PD non supererebbero comunque il 47,5%, potendo contare su pochi voti provenienti dal M5S. Un secondo posto che fino a un anno fa era un miraggio per un centro-destra sfaldato e senza guida. Il sorpasso leghista però potrebbe essere un segnale per qualcosa di più ampio e complesso: se la coalizione di quelli che una volta Berlusconi amava chiamare “i moderati” dovesse essere guidata e trainata dalla Lega di Salvini, di moderato cosa le resterà? Visti il linguaggio, i modi, gli slogan e le proposte avanzate dall'”altro Matteo” e peggio ancora dai suoi compagni di partito (non dimentichiamo Borghezio e Bonanno) di quella moderazione resterà poco. Sarà una coalizione decisamente spostata a destra, che strizzerà l’occhio a quei sentimenti che il Carroccio sta infiammando da tempo; che farà del populismo la sua arma vincente ben più di quanto fece Silvio nei suoi anni di splendore; sarà una coalizione sempre più mediatica, in grado di usare anche i nuovi mezzi di social-communication (cosa che l’ormai attempato Cavaliere non era in grado di fare) e quindi di attirare molti più giovani di quanto non potesse fare la vecchia Forza Italia. Per le elezioni politiche mancano ancora due anni e mezzo, salvo uno scivolone di Renzi, e le cose possono ancora cambiare molto ma già nella primavera prossima ci saranno le amministrative di città importanti come Roma, Napoli (in cui il centro-sinistra ha fallito clamorosamente) e Milano, dalle quali si potranno avere risultati più chiari e certi.

 

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.