Marinella Colombo: condannata a 20 mesi di reclusione

Condannata insieme alla Colombi anche la madre di quest’ultima, Erminia Tresoldi, che dovrà scontare dieci mesi, due in più rispetto alla precedente sentenza. L’avvocato della donna, Manuel Sarno, si è dichiarato non soddisfatto del risultato e pronto a fare ricorso in Cassazione. Il tribunale ha stabilito sessanta giorni per presentare le motivazioni.

La storia di Marinella Colombo risale al 2006, quando si è separata dal marito tedesco, Tobias Ritter. In quell’occasione il tribunale tedesco aveva stabilito la custodia congiunta dei due bambini, che all’epoca dei fatti avevano 7 e 11 anni. Caso ha voluto che la Colombo si è dovuta trasferire in Italia, a Milano, per motivi di lavoro portando i figli con sé. Da qui inizia il lungo calvario della donna. Infatti lo Jugendamt, i servizi sociali dei minori tedeschi, ritiene Marinella Colombo non adatta per allevare i sui figli e viene emesso il primo mandato di arresto. Nel 2009, a sua insaputa, il Tribunale tedesco preleva i figli dalla scuola di Milano e li riconsegna al padre e nel febbraio dello stesso anno la donna torna in Germania e ‘sequestra’ i propri bambini. Grazie all’aiuto della madre, la Colombo riuscì a tenere nascosti i figli per un anno e mezzo in Slovenia, per poi tentare di partire con loro per il Libano, ma fu arrestata. Il pubblico ministero, Luca Gaglio, nel processo del 2012 aveva chiesto una condanna a due anni e otto mesi, ma i giudici della Seconda Sezione penale, avevano ridotto la pena ad un anno e quattro mesi. Il ricorso in appello ha poi portato al verdetto finale di un anno e otto mesi di reclusione.

La vicenda di Marinella Colombo, all’epoca dei fatti coinvolse la Ceed, Conseil Européen des Enfants du Divorse, un associazione di genitori divorziati vittime di sottrazione internazionale di minori, che da anni denuncia il comportamento, ritenuto scorretto, dello Jugendamat. Secondo loro, i servizi sociali tedeschi ritengono più importante le origini del bambino più che il suo bene e con petizioni e interrogazioni hanno cercato di portare questo ‘problema’ all’attenzione del Parlamento europeo.

Dopo questa ulteriore sentenza, per veder parzialmente conclusa questa vicenda bisognerà aspettare la decisione dei giudici se accogliere o meno il ricorso in Cassazione.

Fonti: www.ansa.it, www.repubblica.it

di Flavia Donati

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