Magliette gialle PD, ma di chi è la responsabilità dei rifiuti?

magliette gialle PD 

La task force del PD è intervenuta domenica 13 maggio per ripulire Roma dalla sporcizia. Dopo un mese di botta e risposta tra il Partito Democratico e il Movimento 5 stelle sull’esistenza o meno di un’emergenza rifiuti ovvero la capacità della giunta Raggi di affrontarla; l’ultimo atto ha visto protagoniste le magliette gialle, una pletora di zelanti cittadini del PD che rimboccandosi le mani hanno passato la domenica a fare il lavoro di Ama.

 

L’iniziativa è stata promossa dall’ex candidato sindaco, Roberto Giachetti, che lunedì scriveva: «Ci rimboccheremo le maniche in una grande giornata di mobilitazione civica», ed è stata accolta a macchia d’olio per tutta la città dai molti militanti, generosi d’aiutare la Capitale. Meno entusiasta però la reazione della Sindaca, Virginia Raggi, che sceglie di affidare la replica ad un videomessaggio: «In queste ultime ore anche un noto partito, il PD, quello che è responsabile del malgoverno degli ultimi 20 anni a Roma, ha deciso finalmente di venire a pulire, chiaramente per il noto principio secondo cui “chi sporca pulisce”. Un po’ tardivo, comunque lo aspettiamo e gli diamo i migliori auguri di benvenuto».

Polemiche e propaganda d’etichetta a parte, cerchiamo di fare chiarezza sulla questione e soprattutto sulle responsabilità che orbitano attorno al tema della gestione dei rifiuti capitolini.

 

LA NORMATIVA – Prescindendo dalla Costituzione e dal caro principio di leale collaborazione tra amministrazioni che se non ci trovassimo, signa inferre, al centro di una battaglia tra la Regione Lazio e il Comune di Roma verrebbe in mente a qualcuno; la prima fonte a cui far riferimento in materia è il decreto Ronchi del 1997, il quale prevede che l’individuazione delle zone, idonee o meno, per gli impianti di smaltimento, spetta alla provincia (in questo caso a Roma Capitale in quanto città metropolitana). Alla Regione spettano l’adozione e l’aggiornamento dei piani regionali di gestione dei rifiuti, la regolamentazione delle attività di gestione degli stessi, l’approvazione dei nuovi progetti per i nuovi siti e l’autorizzazione alle modifiche di quelli esistenti.

 

LA VERSIONE DEL COMUNE –  La sindaca il 9 maggio scriveva: «Roma Capitale raccoglie i rifiuti e li trasferisce negli impianti di trattamento Tmb. Da qui, non possono partire i camion di rifiuti trattati perché la Regione non ha previsto impianti sufficienti e, addirittura, non autorizza l’incremento della capienza di quelli esistenti. Non lo diciamo noi ma il Governo: l’impiantistica del Lazio è sottodimensionata. E, inoltre, dal 2012 la Regione Lazio non ha ancora adottato un nuovo Piano Rifiuti Regionale, né ha approvato la tariffa per lo smaltimento. Noi i rifiuti li raccogliamo ma non ci permettono di portarli via dalle strade». E aggiunge: «L’Europa ha già detto che non si devono fare nuove discariche e inceneritori. Noi stiamo andando in quella direzione, a differenza di qualcun altro. Abbiamo presentato un piano rifiuti fino al 2021 per invertire la tendenza e per iniziare da oggi a costruire finalmente un percorso virtuoso». Ergo, a detta della Raggi e del Movimento 5 stelle, la responsabilità dei disservizi sarebbe attribuibile alla Regione che non ha ancora previsto né nuovi impianti, né l’allargamento degli attuali.

 

LA REPLICA DELLA REGIONE – Non si fa attendere la replica della Regione Lazio a partire dal presidente, Nicola Zingaretti, che sceglie twitter per rispondere alla sindaca: «È il Comune di Roma che dovrebbe indicare i nuovi impianti, la Regione ha compito di autorizzare. Finora nessuna proposta». Versione confermata dall’assessore della Regione, Mauro Buschini, che ha chiarito come non vi sia traccia in Regione delle tre proposte menzionate dalla sindaca, ribadendo che «la Regione ha potere pianificatorio e autorizzatorio sulla base della programmazione che le Province e i Comuni debbono fornire alla Regione. Interpellata la Città metropolitana della quale Lei è sindaca, alla Regione non è mai arrivata alcuna risposta».

 

CHI HA RAGIONE? – Quanto sostenuto dalla Regione in base al decreto è vero. Come è vero quanto sostenuto dalla Raggi e cioè che la Regione non ha ancora adottato il nuovo piano rifiuti. Va comunque ribadito che quest’ultimo si estende per tutto il 2017, quindi la Regione ha tempo fino a fine anno per provvedere al rinnovo. Va infine precisato che il 10 gennaio scorso, lo stesso Buschini «ha presentato cinque bozze di delibere e una proposta di legge, invitando la commissione a dare il proprio contributo prima dell’approvazione in Giunta, in un’ottica di condivisione del percorso che porterà alla presentazione del piano rifiuti in Consiglio regionale», quindi un iter è già stato avviato. Resta da capire quali sono e che fine faranno le tre proposte del Campidoglio – sempre che ve ne siano visto che in Regione non ce n’è traccia – annunciate dalla sindaca Raggi e a oggi ancora top secret.

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@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli