Luigi Di Maio a Cernobbio: involuzione o evoluzione necessaria?

Luigi Di Maio a Cernobbio: involuzione o evoluzione necessaria? La scelta del vicepresidente della Camera spiazza elettorato e benpensanti, dopo il rifiuto degli anni passati da parte del Movimento 5 stelle a partecipare al consueto workshop di European House – Ambrosetti.

 

COS’È L’EUROPEAN HOUSE – AMBROSETTI: Si tratta di un gruppo professionale fondato nel 1965. Si apprende dal sito che «il Gruppo conta cinque uffici in Italia e diversi uffici esteri» attraverso in quale svolge attività di «consulenza, realizzando più di 100 Studi e Scenari strategici indirizzati a Istituzioni e aziende nazionali ed europee e circa 70 Patti di Governance per altrettante famiglie imprenditoriali», inoltre «il Gruppo beneficia di un patrimonio inestimabile di relazioni internazionali ad altissimo livello nei vari settori di attività, compresi i responsabili delle principali istituzioni internazionali e dei singoli Paesi». Da qui il Forum Ambrosetti è stato dichiarato per il quarto anno di fila il primo think tank italiano privato, tra i primi dieci in Europa e cento a livello globale. In definitiva un vero e proprio tempio per i gotha dell’imprenditoria, dell’alta finanza e dei cosiddetti poteri forti tanto osteggiati dal Movimento 5 stelle nel corso della sua storia politica.

Da quest’anno però, la linea politica dei pentastellati cambia e Luigi Di Maio, sicuro nel suo doppiopetto, varca la porta di Villa D’Este. Eccovi sintetizzati i principali temi toccati dal leader 5 stelle nel suo discorso.

 

SMART NATION: «L’Italia che stiamo disegnando, anche insieme a esperti, accademici e professionisti, è una “Smart nation”, un Paese che si fonda sull’innovazione tecnologica, nel pubblico come nel privato. Immaginiamo un Paese snello, veloce, efficiente. Un Paese dove aprire un’impresa è semplice come aprire un sito internet. Quando pensiamo a un modello di buon governo, è ai Paesi del Nord Europa che rivolgiamo il nostro sguardo. Anche per questo come Parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio, Lavoro 2025, per conoscere in anticipo quali trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche ci saranno da qui ai prossimi dieci anni e per non farci trovare impreparati su un tema cruciale per il futuro». Un’Italia semplice, veloce a misura di click, quella prospettata dal vicepresidente della Camera.

 

EUROPA: Basta antieuropeismo. Il referendum invece? Strumento di pressione politica. Così Luigi Di Maio ha affrontato il tema dei rapporti tra Italia e Unione Europea: «L’Italia deve poter ri-contrattare alcuni trattati europei che impediscono una solida ripresa. Penso in particolare al Fiscal Compact. Questo non significa che il M5S sia anti-europeista. Si tratta di un’altra semplificazione. L’austerità ha fallito su tutta la linea, non centrando nemmeno il suo obiettivo manifesto: ridurre il rapporto debito/Pil. Questo infatti è cresciuto di oltre 32 punti percentuali dal 2007 ad oggi (da meno del 100% a più del 132% di quest’anno). Mentre sull’euro: «L’euro è una moneta disegnata su misura per l’economia tedesca. Favorisce le sue esportazioni nei confronti dei partner europei abbassando artificiosamente il valore della moneta, tanto che alcuni analisti parlano di euro-marco. Grazie alla spinta delle esportazioni la Germania non ha alcuna difficoltà a mantenere il bilancio pubblico in pareggio, ma lo stesso non si può dire per tutti gli altri Paesi. I cosiddetti PIIGS e la Francia hanno pagato le asimmetrie della moneta unica prima con i deficit commerciali e poi con l’austerità. Eppure la soluzione politica non sta nel muro contro muro. Il M5S ne è perfettamente consapevole. L’aver parlato di referendum consultivo sulla moneta unica serve soprattutto a sollevare questo tema, e ad avere un potere contrattuale e una via d’uscita nel caso estremo in cui le esigenze dei Paesi del Sud Europa continuino ad essere ignorate. Il problema andava posto, e siamo orgogliosi di averlo fatto».

 

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: Centrale anche il tema della digitalizzazione della pubblica amministrazione, un problema che attanaglia qualsiasi governo da decenni, un bubbone che ancora nessuno è riuscito a scoppiare. «Oggi qualsiasi cosa uno debba fare in banca la può fare con il mobile banking con tantissimo risparmio di tempo per il consumatore e con grande risparmio di costi da parte delle banche. Se hai a che fare con l’amministrazione pubblica invece devi prendere il biglietto (non sai mai quale) e fare la coda. Un anacronismo da risolvere. Pensate solo alla creazione di una partita iva, se in UK si può fare online nel giro di un paio d’ore perché non si può fare anche in Italia?
Bisognerà snellire, sburocratizzare, anche mettere ordine nella giungla di leggi, troppe, che imbrigliano l’attività di chi voglia investire nel nostro Paese. Una nuova legge si farà solo se serve e così cominceremo ad ottimizzare anche il lavoro del Parlamento. Burocrazia, infatti, è anche l’atteggiamento di un Parlamento che fa una legge ogni due giorni e mezzo» ha dichiarato Luigi Di Maio.

 

Da qui non ci resta che aspettare l’arrivo dell’autunno soprattutto in vista della promessa annunciata da Di Maio in conclusione: «A fine settembre il MoVimento 5 Stelle presenterà il suo candidato premier e successivamente la sua squadra di governo, che avrà al suo interno profili di grande competenza. Anche per dimostrare di essere all’altezza delle sfide che si è posto. Se gli elettori lo vorranno, raccoglieremo la grande sfida di cambiare, questa volta davvero, il nostro Paese».

 

 

@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli