Lo spot di ATAC non regge. Voi il biglietto lo pagate? [VIDEO]

Quando Manuel Fantasia, amministratore unico della società di trasporti romana, ha svelato il nuovo spot anti-evasione di ATAC, si è avvertito un certo entusiasmo. Lo spot, in cui Francesco Pannofino veste gli abiti del controllore, punta a mettere all’angolo gli evasori. Il cosiddetto “portoghese” di turno viene prima isolato dagli altri passeggeri del bus, per poi essere redarguito dal controllore. Pannofino gli dà anche del “purciaro” come si dice a Roma: «Si sta facendo riconoscere per un Euro e mezzo» è infatti la battuta principe del breve spot.

 

Prima di proseguire parliamo un po’ di numeri. A Roma, ufficialmente, l’evasione del biglietto sui mezzi pubblici si attesta intorno al 25%. Verosimilmente, però, stiamo parlando almeno della metà degli utenti di mezzi pubblici che non spot anti-evasione di atacpagano. La situazione negli ultimi anni è migliorata, secondo l’assessore ai trasporti Linda Meleo, nel 2016 le sanzioni sono aumentate del 26% rispetto al 2015 e del 72% rispetto ai dati del 2014. Ma questi sono i numeri degli evasori che sono stati controllati e multati. Se è vero che in due anni sono aumentate le multe, è anche vero che lo stesso dato ci segnala che il fenomeno evasione è tutt’altro che sconfitto. Il sistema di controllo del biglietto a Roma è infatti ridicolo, almeno per quanto concerne il trasporto in superficie. Mentre infatti i tornelli della metropolitana hanno indubbiamente arginato il fenomeno evasivo del trasporto sotterraneo, il problema è ancora dilagante in superficie.

 

Ma perché a Roma sono in molti a non pagare il biglietto? Se entrate in un bar qualsiasi della capitale e ponete questa domanda le risposte saranno le solite: il biglietto costa troppo; non a tutte le fermate c’è un tabaccaio dove comprarlo; il risparmio di viaggiare a scrocco val bene una multa ogni tanto; o l’ever green  “gli autobus fanno schifo, ce mancherebbe pure che li pago”. Che sono poi le scuse che usa il “portoghese” nel nuovo spot anti-evasione di ATAC. Tutte osservazioni che sarebbero anche vere, forse condivisibili ma che in fondo servono solo a giustificare un atto illegale: l’evasione. Il problema di fondo, quindi, sembra essere sempre la mentalità delle persone e dei romani in particolare. Una questione difficilmente risolvibile.

spot anti-evasione di atacCiò su cui si può intervenire, invece, è il sistema di controllo e diffusione dei biglietti stessi. Invece di adottare politiche repressive, di controllo e contravvenzione, sarebbe molto più utile tornare all’acquisto del biglietto a bordo. Forse non tutti si ricordano i vecchi autobus romani. Quelli con le sedie di legno. Verso il fondo del bus c’era un angoletto con una poltroncina imbottita. Lì sedeva il bigliettaio. Tu salivi sull’autobus e se non avevi il biglietto, potevi farlo a bordo. Non sembra una trovata così geniale, vero? Sembra piuttosto una cosa abbastanza banale a pensarci bene: pratica e semplice. Oltretutto è un metodo comune nelle altre città europee. Qual’è il problema allora? Innanzitutto di personale. reintrodurre il controllore a bordo vorrebbe dire avere un dipendente in più su ogni vettura, mentre oggi i controllori sono molti meno dei mezzi in circolazione. La scelta è quindi tra pagare più personale ma avere entrate certe dai biglietti oppure ridurre la forza lavoro e puntare sulle multe.

 

Lo spot anti-evasione di ATAC è una giusta mossa di sensibilizzazione. Perché possiamo lamentarci quanto vogliamo del servizio ma è vero anche che se nessuno lo paga questo servizio non migliorerà mai. Ma questa è utopia da lotta all’evasione, attività in cui noi italiani non brilliamo di certo. Siamo infatti molto più portati ad evadere tutti le tasse piuttosto che redarguire pubblicamente chi non lo fa, come si vuole rappresentare nello spot anti-evasione di ATAC. La strada deve essere tracciata dall’alto: bisogna eliminare le possibilità di evadere piuttosto che puntare al senso civico comune. Perché questo, il senso civico, non esiste. Non lo abbiamo noi italiani e non lo abbiamo noi romani. Forse ce l’ha solo Pannofino. Forse.

Twitter: @g_gezzi

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.