L’inversione di rotta del Movimento 5 Stelle

Dopo le polemiche, poi smentite sul blog, dell’ipotetico addio alla rete per la selezione dei prossimi candidati alle elezioni, oggi Beppe Grillo e i suoi si preparano a costruire un’alternativa più credibile a Matteo Renzi.

 

Correva l’anno 2013 e lo streaming entrava in parlamento. A due anni dall’ingresso del Movimento 5 stelle nelle istituzioni i sondaggi Ixè lo incoronano secondo partito, in quota 22,6%. Ormai principale forza di opposizione, la scelta antisistema grillina continua a funzionare nonostante le polemiche sugli scontrini, sul grillocentrismo e la deriva autocratica d’inizio legislatura. Invariata nei contenuti, l’offerta politica di Grillo non cambia e tira dritto sul cammino dell’ambiente, del welfare e della solidarietà anche se l’immigrazione resta ancora una macrotematica fortemente irrisolta. A cambiare invece la forma, lo stile, il “DiMaismo”  corregge l’approccio rustico quasi vernacolare dei neo-parlamentari riappropriandoli di un appeal capace di far breccia anche nei cuori moderati. Perciò dal 2013 casa 5 stelle può vantare un bilancio in attivo che passa per il Direttorio dei cinque: Ruocco, di Battista, Di Maio, Fico, Sibilia, l’apertura ai media, il confronto istituzionale, la disfatta europea e la riflessione post bellica; una cura al Maloox che di fatto ritinteggia il Movimento restituendolo più consapevole e maturo d’un tempo. E così il deputato Alessandro Di Battista sceglie Facebook per raccontare quella crescita darwiniana che sedimenta consensi e capitale politico. Un fotoracconto dove il celebre parlamentare cerca di conquistare gli scettici a colpi di traguardi: titoli di giornale, foto e manifesti che “alla buona” raccontano in spicci cosa li ha contraddistinti. Scorrono, così, lungo la gallery il taglio ai rimborsi dei parlamentari, il microcredito finanziato con gli stipendi di deputati e senatori, l’abolizioni di Equitalia nei comuni pentastellati ma soprattutto l’immunità agli scandali, l’estraneità e la lotta al malaffare. Insomma «un’idea di Paese completamente diversa da quella dei partiti» scrive Di Battista e così la raccont ai suoi sostenitori. Che sia un’operazione propagandista poco ci piove, che né più né meno dei propri competitors il Movimento 5 stelle cerchi di accaparrar voti a suon di click è indubbio. D’altronde l’autocelebrazione è un must settembrino che nel PD chiama in trincea Expo, Tari e Tasi, nel Movimento 5 stelle l’onestà in tempi di stasi mentre nella Lega la caccia agli immigrati.

 

La tirata a lucido però del M5S è avveniristica quanto evidente soprattutto se incastonata all’interno di una strategia politica che corre davvero verso Palazzo Chigi. Riprova è la kermesse bresciana del fondatore, Beppe Grillo. dove tra una battuta e l’altra annunciava l’avvio di una metamorfosi a partire dai territori: «Daremo un’organizzazione anche ai meet-up, bisogna farlo e lo faremo – ha detto Grillo – decideremo le battaglie da portare avanti e magari le condurremo insieme». In definitiva, resta da capire come e quanto tale metamorfosi si distanzierà dal ventaglio dei capisaldi grillini e sino a che punto questi siano disposti all’azzardo proprio a fronte di un’auspicata vittoria. D’altra parte però, in controtendenza alla seconda, la terza repubblica potrebbe anche insegnarci che onestà e coerenza siano, ad oggi, meriti sufficienti al successo elettorale.

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@FedericaGubinel

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Federica Gubinelli