Approvata la legge di stabilità e trema il mondo delle partite Iva

Gli italiani hanno ricevuto il regalo di Natale anche dal parlamento che, come sperava Maria Elena Boschi, entro il 23 dicembre ha approvato in via definitiva la legge di stabilità. Possiamo quindi stare tranquilli ed evitare di farci andare di traverso il cenone e il pranzo di Natale?

Secondo Renzi sì ma, conoscendo oramai il suo stile alla #staisereno, che invita implicitamente il cittadino italiano a eseguire i più disparati riti apotropaici, non è auspicabile abboccare così su due piedi alle parole del leader toscano che, in realtà, già esplicitano l’esistenza di qualcosa che non va. “La legge di stabilità ha dei limiti e di questo ne sono consapevole io per primo. Però non è tutta da buttare, per i commercianti e gli artigiani c’è molto. Nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc sul mondo dei giovani professionisti. Un intervento correttivo sulle partite Iva è sacrosanto e me ne assumo la responsabilità”, ha dichiarato Renzi a Rtl 102.5. E se lo spavaldo Matteo fa mea culpa, allora c’è da allarmarsi veramente, soprattutto per coloro che appartengono a una determinata categoria, ovvero quella dei lavoratori dipendenti. Finché il mercato del lavoro non cambia, la questione attività autonoma sarà una realtà caratterizzante la maggior parte delle persone che, per inventarsi uno stratagemma per andare avanti, dovranno aprire una partita Iva. Uno stratagemma da sempre reso possibile e agevole grazie al regime dei minimi che, per partite Iva di entrate fino ai 30 mila euro annuali, prevedeva un’aliquota del 5% per cinque anni agli under 35. Dal 1°gennaio 2015 invece il 5% si trasformerà in 15% e coloro che superano i 20 mila euro dovranno abbandonare il regime favorevole il quale ne permetterà l’accesso solo ai professionisti con un massimo di 15 mila euro e a coloro che lavorano nel settore immobiliare e con uno di 40 mila per i commercianti al dettaglio. E attenzione: se dovessero entrare in vigore le clausole di salvaguardia, nel caso si sfiorasse il famoso 3% di Bruxelles, l’aumento dell’Iva ammonterebbe al 25,5 % e l’aumento dell’accise sulla benzina per 1,7 miliardi.

In mezzo a tutti questi numeri e percentuali l’unica cosa chiara è che i lavoratori autonomi, oltre a non avere alcun tipo di tutela quale assicurazioni mediche, ferie, giorni di malattia, si vedono aumentare la tassazione, mantenendo ovviamente il 30% da versare all’Inps e con l’esclusione di 80 euro del bonus renziano. Una legge fatta da chi dovrebbe tutelare l’interesse delle nuove categorie e da chi dovrebbe rendersi conto delle esigenze del nuovo mercato ma che invece va avanti con le sue convinzioni tutelando esclusivamente quei pochi che mantengono il lavoro dipendente e che godranno delle pensioni grazie ai contributi degli autonomi, i quali, invece, non le vedranno mai. I professionisti, detentori del titolo di libera professione, soggetti a Iva per il loro valore aggiunto, che fine faranno? Dovranno sperare nei frutti del Jobs Act forse? Intanto i primi a esprimere il vero dissenso in diretta, sia in un’Aula che nell’altra, chi potevano essere se non gli esponenti del M5s? Christian Iannunni, deputato pentastellato, si è dimesso dal parlamento assieme ai due senatori Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni, per i quali il maggior affronto è stato caratterizzato dal condono sulla regolamentazione del gioco d’azzardo attraverso una sanatoria per soggetti che offrono scommesse con vincite in denaro senza essere collegati al totalizzatore nazionale. Il resto della manovra sembra rincuorante per i sostenitori degli 80 euro, utilizzati, alla fine, per coprire le spese e non per smuovere i consumi dell’economia, ma che sono però molto utili ad alimentare il piccolo orticello di ognuno; il bonus diventa infatti strutturale, così come quello bebè e lo stop al rincaro della Tasi. Rimaniamo però in attesa della messa in atto delle parole di Renzi riguardo l’allineamento dei parametri della partita Iva: il futuro di quei prossimi lavoratori che avranno il coraggio di rimanere in Italia. Allora Matteo, dobbiamo #staresereni?

Twitter @IlariaPetta

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.