Legalizzazione della cannabis, il 25 si vota

A breve alla Camera arriverà il disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. Il Ddl è stato redatto da un intergruppo parlamentare composto per lo più da esponenti del Partito Democratico, SEL, Movimento 5 Stelle e del gruppo misto ma nonostante ciò è stato osteggiato durante il suo percorso istituzionale ed è per questo motivo che ha dovuto attendere più di un anno per vedere l’aula ed essere discusso e votato. La legge sulla legalizzazione della cannabis che sarà presentata ricalca per certi versi il modello spagnolo. Attualmente, in Italia, la detenzione di cannabis (marjuana o hashish) è depenalizzata fino ad un massimo di 5 grammi, oltre questa soglia si passa all’accusa di spaccio. La legalizzazione della cannabis vorrebbe dunque dire che se ne rende legale l’utilizzo e il possesso, la coltivazione ma non la vendita, che sarà sotto il controllo dello Stato, un po’ come accade oggi per il tabacco. Vediamo allora in 5 punti cosa prevede la legge.

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La legalizzazione della cannabis in 5 punti

  1. POSSESSO. Viene innalzato da 5 a 15 grammi il quantitativo di cannabis che sarà consentito detenere in casa. Viene fatto assoluto divieto di uso e possesso di cannabis per i minorenni, come d’altronde previsto per tabacco e alcool.
  2. COLTIVAZIONE. È possibile coltivare piante di cannabis, fino a un massimo di 5 di sesso femminile, in forma sia individuale che associata. È altresì consentita la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale è sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli e non è necessaria alcuna autorizzazione.
  3. I CANNABIS SOCIAL CLUB. Per la coltivazione in forma associata è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli, cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. Ciascun cannabis social club può coltivare fino a 5 piante di cannabis per ogni associato.
  4. VENDITA. È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga. Il 5% dei proventi totali annui derivanti dalla vendita di cannabis saranno dedicati al finanziamento del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
  5. CONSUMO. L’utilizzo e il consumo di cannabinoidi a scopi terapeutici sarà agevolato. Ad oggi la legge prevede la possibilità di curarsi con la cannabis ma ciò è di fatto reso impossibile da tutte le altre norme burocratiche in materia. Saranno individuati luoghi di coltivazione e canali di trasporto dedicati alla cannabis per uso medico. La legalizzazione della cannabis non comporta l’attenuazione delle norme del codice della strada nel caso di guida in stato di alterazione. Sarà fatto divieto di fumo di marjuana o hashish in luoghi pubblici, all’aperto o al chiuso e nei luoghi di lavoro. Il consumo sarà consentito solo negli spazi privati.

 

La questione della legalizzazione della cannabis non è più solo un’iniziativa sociale ma ha assunto un significato giuridico e soprattutto economico enorme. Nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia si legge che solo nel 2014 sono stati sequestrati, solo in Italia, 147.132 kg di cannabis tra marjuana, hashish e piante. Un incremento del 120% rispetto alle osservazioni precedenti. Nella relazione, la DNA, fa osservare come questo dato sia limitato al quantitativo posto sotto sequestro. Per calcolare la quantità totale di cannabis si deve moltiplicare il quantitativo sequestrato per 10/20 volte. Parliamo di una cosa come 3 milioni di chili di cannabis presenti ogni anno sul mercato italiano. Un fatturato che possiamo solo stimare e ipotizzare ma che potrebbe aggirarsi intorno agli 8-9 miliardi di euro all’anno. È come se ogni italiano, bambini e anziani compresi, consumasse tra i 25 e i 50 grammi a testa tutti gli anni. Ovviamente questi soldi, oggi, con la legislazione attuale, entrano tutti nelle tasche della criminalità organizzata italiana e internazionale. Andando a finanziare non solo le cosche e le mafie nostrane ma anche le organizzazioni criminali che importano il prodotto da noi, principalmente dal Marocco e dall’Afghanistan, andando così a foraggiare spesso bande armate e terroristi. Stando ai numeri e stando alle parole dell’Antimafia, la repressione e il controllo sul territorio non potrebbero essere più capillari di così e già ora sono impegnate tutte le risorse e gli uomini disponibili.

 

«Invero, di fronte a numeri come quelli appena visti – si legge nella nota della DNA – si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva. E quando si parla di massimo sforzo profuso in tale specifica azione di contrasto, si intende dire che attualmente il sistema repressivo ed investigativo nazionale è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi. Ciò per la semplice ragione che, oggi, con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile non solo impegnare ulteriori mezzi e uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe (impegno che assorbe già enormi risorse umane e materiali, sicchè, spostando ulteriori uomini e mezzi su tale fronte, di conseguenza rimarrebbero “scoperte” e prive di risposta investigativa altre emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc.) ma, neppure, tantomeno, è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe “pesanti” al contrasto al traffico di droghe “leggere”. In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso».

 

Un controsenso che però è stato alimentato da tutte le leggi varate fin’ora sul tema. Ultima delle quali la Fini-Giovanardi che di fatto equiparava ogni tipo di sostanza. La legalizzazione della cannabis semplificherebbe dunque molto il lavoro delle forze dell’ordine che potrebbero quindi concentrare forze e mezzi su altri obiettivi, più sensibili e in definitiva più pericolosi. Oltre ad un fatto logistico se ne fa anche un discorso ovviamente economico e politico. Si legge ancora nella nota:

«Non vi è separazione tra società civile e narcotraffico. Il pensarlo, il ritenere che l’inferno del traffico riguardi un popolo di tossico-dipendenti da un lato e una serie di bande criminali dall’altro, è forse il più grave errore commesso dal mondo politico che, non a caso, ha modellato tutti gli strumenti investigativi e repressivi sulla base di questo stolto presupposto. Come il mondo della mafia non è separato dalla società civile, ma anzi vi collude di continuo (finalmente si comincia a ritenere che la sua forza può essere misurata proprio da questa capacità di interlocuzione con le entità esterne) così il mondo del narcotraffico è nei meccanismi che regolano la vita quotidiana. È entrato nell’economia legale, nel mercato e nella società civile dove crescono le sue imprese legali, le sue speculazioni immobiliari e finanziarie».

 

La legislazione attuale non ha fatto altro che consegnare ai tribunali centinaia e centinaia di piccoli spacciatori, consumatori o coltivatori, ingolfando e indebolendo procure e tribunali di tutto il territorio nazionale. Il fenomeno del consumo e dello spaccio di cannabis, infatti, riguarda in eguale misura tutta l’Italia, dal nord al sud. Non va pensato come un fenomeno circoscritto a determinate fasce sociali o a specifici territori come invece si può pensare per altri tipi di stupefacenti. La cannabis è consumata in egual misura da tutti, tra i 15 e i 65 anni: studenti, lavoratori, professionisti, uomini e donne. In sostanza è un fenomeno talmente dilagante e diffuso, entrato ormai tanto profondamente nella quotidianità che è sostanzialmente difficile se non impossibile arginarlo più di quanto non si faccia già ora. La legalizzazione della cannabis sarebbe quindi un sollievo, non solo per tanti consumatori che non dovrebbero più rivolgersi alla criminalità (piccola o grande che sia) per avere da fumare, ma anche per le casse dello Stato e per il sistema giudiziario che si libererebbe di uno sforzo inutile e dannoso.

I dati che ci arrivano da Paesi (Spagna, alcuni Stati degli USA ecc…) che hanno attuato la legalizzazione della cannabis poi sono confortanti. Non si è registrato un aumento del consumo, è stato drasticamente diminuito lo spaccio illegale contribuendo a diminuire l’abuso tra i minori, il sistema di tassazione ha portato ingenti somme all’erario e sono stati inferti duri colpi alla criminalità organizzata.

 

La legge sulla legalizzazione della cannabis in Italia sarà votata il 25 luglio, il fatto che sia stata scritta sostanzialmente dai due partiti con i numeri maggiori in Parlamento fa sinceramente ben sperare, anche se abbiamo visto con il ddl Cirinnà come tutto possa cambiare da un momento all’altro quando ci si mette di mezzo l’intransigenza del M5S. Speriamo che almeno questa volta, trattandosi di imprimere, tra l’altro, un duro colpo alle mafie, il grido di “onestà” possa tramutarsi in un voto positivo in aula.

 

Twitter: @g_gezzi

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.