Lega Nord: Pontida e la svolta bon ton di Salvini

Tirata a lucido per Matteo Salvini sul tradizionale palco di Pontida, quello che tutti gli anni vede nascere e rinascere la fenice leghista. Accantonata l’ampolla del Dio Po e le mire secessioniste all’ombra del Sole delle Alpi, il segretario della Lega non risparmia nessuno e si circonda di bambini, perché è a loro che spetta un futuro verde.

 

Ci aveva abituato a toni più accesi la Piazza del Popolo che qualche mese fa accoglieva Casapound, Giorgia Meloni e un Salvini ultrà all’inno del “Chi non salta comunista è”. I toni si spengono a Pontida ma il maquillage tratteggia le solite tematiche dal prima gli italiani al No Europa sino alla tautologia razzista, cavallo da tiro dell’era salviniana. A far da sfondo una ruspa, per Matteo Renzi o per i campi Rom la metafora non è chiara; ciò che è chiaro è che se il Pd rottama la Lega porta in piazza direttamente i mezzi pesanti, i cingoli agricoli simbolo di continuità e svolta ma pur sempre un omaggio al “ce l’ho duro”.  Dopo un abbraccio a Umberto Bossi ormai sollevato da ogni incarico, Salvini inizia il suo comizio: “Noi cambieremo questo Paese, partendo dalle cose necessarie, dalle cose possibili. E cambieremo anche l’Europa che è un’unione sovietica criminale” aggiungendo “il discorso che sto facendo qui oggi lo faccio a braccio, non l’ho scritto con degli spin-doctor capaci di suggerirmi citazioni colte. Il mio discorso nasce dall’aver ascoltato quello che lavora alle salamelle, il militante di un paesino dove ho tenuto un comizio e la mamma che mi ha raccontato i problemi del figlio. Lo ho scritto parlando con voi che volete cambiare l’Italia […] L’anno scorso eravamo qua per ricostruire e ripartire. Quest’anno siamo ripartiti e siamo qua per vincere. Abbiamo le idee e gli uomini giusti, vogliamo prendere un voto in più di Renzi e andare al governo a cambiare le cose”.

 

Rivendica il successo alle regionali, rispolvera il trito programma che lo ha visto protagonista mediatico dell’anno e compie il mea culpa: “Non dirò più vaffanculo”. Arriva persino la citazione francescana: “la scelta della lega è una scelta di normalità” ma non basta l’exultet assisano, la freccia la scocca proprio contro Papa Francesco: “Papa ha visto i rom? Spero anche gli esodati”, “Mi fa piacere che Papa Francesco a Torino abbia trovato il tempo per incontrare dei rom e sono sicuro che avrà incontrato anche i torinesi esodati”, ha detto Matteo Salvini. “Non mi permetto di attaccare il Papa, io sono l’ultimo dei buoni cristiani, ma rispetto chiama rispetto“.

 

Pontida non delude le aspettative, il minestrone leghista c’è tutto e riassapora anche un bon ton in nome della responsabilità data dai tempi duri. La nuova destra di Salvini scala le vette elettorali con ricette semplici, pronte al microonde ma si sa che la cassoeula al microonde non funziona, come neanche molte ricette last minute del segretario leghista

(DISCORSO INTEGRALE SOTTO)

Fonte: ANSA

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Federica Gubinelli