Le abitudini alimentari fra crisi e sprechi

Il Waste Watcher, l’Osservatorio sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane, racconta come cambiano i costumi nel nostro Paese. Il presidente è Andrea Segré, coordinatore di questa Task force incaricata per elaborare un piano nazionale di prevenzione allo spreco. L’obiettivo è evitare che si continui a gettare cibo ogni anno per un valore di 8,7 miliardi di euro, facendo sì che ogni famiglia smetta di gettare nella spazzatura una media di 213 grammi di alimenti a settimana.

L’italiano cambia i suoi comportamenti, spinto dalla crisi, necessità di risparmio e voglia di ecologia. Il 70% degli intervistati afferma che mai o raramente hanno acquistano, negli ultimi mesi, prodotti che non piacevano e quindi a rischio di spreco. Appena il 31% ha acquistato qualche volta confezioni troppo grandi che quindi comportano il rischio di lasciar parte del cibo andare a male, il 33% ha lasciato che il cibo ammuffisse o non ha utilizzato gli avanzi. Rimane alta però la percentuale delle famiglie che ammette di temere di non aver mai cibo a sufficienza: il 41% ammette infatti di esagerare nel fare la spesa e di cucinare una quantità esagerata di cibo. Il 50% confessa invece di calcolare in modo errato quanto serve da mettere in tavola. Questi dati arrivano con l’arrivo del governatore della Puglia Nichi Vendola a Roma, in quanto proprio la Puglia ha aderito a Carta Spreco Zero il decalogo di buone pratiche contro gli sprechi alimentari, idrici, energetici sottoscritto da oltre mille Comuni italiani, fra cui Milano, Torino, Bologna, Venezia, Trieste e i 64 Comuni virtuosi, e dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia.

 

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francesca ferroni

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