Larga vittoria della Lega in Friuli

Trionfo della Lega di Matteo Salvini in Friuli Venezia Giulia: Massimiliano Fedriga a soli 37 anni è stato eletto Presidente della regione con una netta maggioranza, pari al 57% dei consensi. Fragorosa la debacle del Movimento Cinque Stelle, assestatosi in questa tornata regionale a uno scarso 7%, un risultato disastroso se confrontato con il dato delle elezioni politiche di due mesi fa: in quell’occasione i pentastellati ottennero nella regione friulana il 24,6% dei consensi, pari a quasi 170mila preferenze. Evidentemente l’impasse politico a livello nazionale ha suscitato negli elettori friulani un calo di fiducia nei confronti del Movimento, tanto da portare lo stesso a perdere più di 110mila voti. Al momento il partito di Matteo Salvini si presenta come la forza politica maggiormente coerente e affidabile in rapporto alle proposte presentate durante il periodo di campagna elettorale: ha mantenuto salda l’alleanza con il centrodestra nonostante l’opportunità di formare un Governo con il Movimento senza Berlusconi e soprattutto non ha cambiato linea sulla posizione inizialmente assunta nei confronti di Bruxelles e Francoforte. Dall’altra parte il Movimento di Di Maio non solo ha smentito anni di battaglie verbali contro l’UE e l’Eurozona (le quali, a dirla tutta, facevano acqua da tutte le parti) ma ha addirittura lanciato una proposta di Governo al Partito Democratico, responsabile politico principale del disastro economico italiano.

Vittoria della Lega in Friuli

Massimiliano Fedriga e Matteo Salvini durante la campagna elettorale

Non si sono fatte attendere le reazioni dei leader. La vittoria di Fedriga è giunta in concomitanza con un’intervista molto discussa rilasciata da Matteo Renzi durante la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio: il leader del Partito Democratico ha ritratto completamente ogni segno di avvicinamento palesato da Maurizio Martina nei confronti del Movimento 5 stelle negli scorsi giorni arrivando a dichiarare: «chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Non può passare il messaggio che il 4 marzo è stato uno scherzo. Sette italiani su dieci hanno votato per Salvini e Di Maio, lo facciano loro il governo se sono capaci. Noi non possiamo con un gioco di palazzo rientrare dalla finestra dopo essere usciti dalla porta». Porte chiuse in faccia al Movimento Cinque Stelle e palla al centro.

Nella mattinata di martedì Luigi di Maio ha pubblicato un video via Facebook in cui sostanzialmente riconosce il dietrofront del PD per mano di Renzi e invita Salvini a chiedere congiuntamente nuove elezioni nel mese di giugno a Mattarella: «Il Pd, che ha preso una clamorosa batosta, qualcosa sembrava che stesse iniziando a capirlo, infatti aveva messo da parte Renzi relegandolo a senatore semplice come lui stesso si era definito, ma ieri sera lo abbiamo visto addirittura riproporre una riforma costituzionale, dopo che gli italiani gliene avevano già bocciata una. Ieri, anziché chiedere umilmente scusa per i danni fatti dal suo governo, ha attaccato me e il M5S, chiudendo a qualsiasi ipotesi di contratto». I toni si scaldano, soprattutto in casa PD: Martina rilascia alcune dichiarazioni in cui palesa lamentele per gli atteggiamenti oltranzisti di Matteo Renzi, Luigi Marattin si scaglia contro Dario Franceschini su twitter a causa degli attacchi di quest’ultimo nei confronti dell’ex segretario dei dem, mentre Cuperlo lamenta una totale assenza di collegialità nelle decisioni e nella guida del partito. Il PD sembrerebbe definitivamente condannato all’estinzione, come d’altronde placidamente ammesso da Martina attraverso una dichiarazione alla stampa.

Chi gongola in questa situazione è Matteo Salvini: il successo friulano rafforza la sua leadership e contribuisce a solidificare l’immagine di un leader capace di rigenerare la Lega conferendole l’impronta di un partito nazionale, in prima linea per la battaglia sulla sovranità. Ora non resta che attendere i prossimi sviluppi, confidando nel fatto che Sergio Mattarella rispetti il voto degli elettori palesemente orientato in funzione anti-establishment: un nuovo Governo tecnico questa volta non sarebbe accettabile.

 

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Federico Lordi