L’addio a Fabiana nel giorno della Convenzione di Istanbul

È l’ultimo episodio di cronaca da annoverare nell’odiosa lista dei femminicidi. Ce ne sono stati sette in Italia nel solo mese di maggio, è bene ricordarlo. Le 20 coltellate del diciassettenne Davide, seguite dalla messa alle fiamme del corpo della ragazza, ancora viva ma ormai inerme, hanno ferito un’intera comunità che si è stretta oggi intorno a quella bara ricoperta di fiori e di lacrime. Mentre il feretro di Fabiana si dirigeva verso il Palazzetto di Corigliano per l’ultimo saluto, accompagnato dall’intera comunità calabrese, ferita e stretta intorno alla famiglia Luzzi, qualcuno tra la folla si domandava: <<Dov’erano i servizi sociali, dov’era anche lo Stato dopo la
denuncia di un padre che aveva detto che questo ragazzo aveva picchiato sua
figlia?>>.

Ecco dov’è lo Stato. Una volta tanto la risposta da parte delle Istituzioni, seppur tardiva rispetto alla scia di violenza che riempie le cronache giornaliere, è arrivata solenne ed unanime. Oggi per una strana coincidenza si è discussa infatti in aula la ratifica della Convenzione di Istanbul.

Il testo stilato nel 2011 dall’ Unione Europea entra finalmente in Parlamento per essere approvato. L’Italia sarà il quinto Paese, dopo Albania, Montenegro, Portogallo e Turchia a ratificare la convenzione ma serve l’impegno di almeno altri cinque Stati per far sì che il provvedimento diventi
esecutivo. Su questo punto i vari partiti hanno promosso l’impegno dell’Italia a fare da traino per gli altri Paesi che ancora tardano nell’adozione delle politiche contro il femminicidio. Il testo propone un intervento globale in materia di violenza sulle donne e violenza domestica, ponendo al centro le necessità di prevenzione, protezione e perseguimento degli aggressori. Sulla base di questi punti hanno confermato il loro voto tutti i partiti, uniti per una volta, compiendo il primo passo verso un percorso non solo legislativo ma anche culturale e sociale che il nostro Paese si appresta ad intraprendere. Il lungo intervento di Giorgia Meloni, leader di Fratelli D’Italia, ha posto l’accento
sul problema culturale alla base delle violenze: <<Esiste una cultura diffusa in cui uomo e donna non sono uguali e che si impone con la violenza fisica>>. Un pregiudizio che va eliminato partendo dal basso, dall’educazione nella scuole e dal supporto finanziario che le Istituzioni non devono negare ai centri di assistenza, unico punto fermo per quelle donne che hanno il coraggio di denunciare. L’unica nota stonata resta l’aula semivuota dei giorni scorsi, quando in Parlamento si discuteva dello stesso argomento, come denuncia la deputata del Movimento 5 Stelle Giulia Di Vita che, ribadendo l’adesione alla convenzione in linea con gli altri interventi, ha però sottolineato l’importanza di intervenire sui mass media che spesso propinano ai cittadini stereotipi femminili degradanti e volgari.

A modo loro anche le Istituzioni hanno detto addio a Fabiana.

di Maria Chiara Pierbattista

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Maria Chiara Pierbattista

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